Carife, protesta ‘blindata’ Renzi resta un miraggio
I No al Salva-banche in trasferta a Bologna: «24 poliziotti per 3 signore, assurdo» Manifestanti identificati in stazione, scortati alla festa dell’Unità e lasciati fuori
Volevano parlare con premier Matteo Renzi o con qualcuno del suo staff, per ribadire la loro richiesta di rimborsi integrali delle obbligazioni azzerate e risarcimenti per le azioni. Si sono trovati sotto scorta da parte di una squadra di poliziotti in assetto anti-sommossa da quando hanno messo piede in stazione, a Bologna, fino al momento in cui sono risaliti in treno, senza poter nemmeno entrare alla festa dell’Unità che ospitava il presidente del Consiglio. «I poliziotti erano in ventiquattro, con maschere antigas e manganelli, hanno seguito in auto il nostro taxi e pure l’autobus che ci riportava in stazione, una cosa mai vista nei miei 54 anni - s’indigna Milena Zaggia, attivista del No al Salva-banche - Quanti eravamo? Siamo partiti in sei dalla stazione di Ferrara, già accompagnati dalla Digos, poi a Bologna, quando hanno visto l’accoglienza, tre di noi sono tornati a casa. Siamo rimasti in tre, io, Giovanna Mazzoni e Cleonice Dondi, entrambe di 68 anni». I manifestanti ferraresi erano “armati” di un paio di bandiere e del cartello di protesta che Mazzoni ha sempre tenuto al collo, ma non avevano l’autorizzazione richiesta dalla polizia («siamo stati mercoledì in Questura, non ci hanno detto nulla») e sono stati trattenuti per un’oretta in stazione con controlli vari di documenti. «Prima ci hanno detto che non potevamo assolutamente andare da Renzi, poi ci hanno lasciati andare con avvertimenti, “stia attenta signora perché potrebbe prendere una manganellata in testa” e quando siamo arrivati all’Unità ci hanno impedito d’entrare perché non avevamo la prenotazione per il pranzo: non so di che avevano paura» commenta amareggiata Zaggia.
A Bologna si era organizzato l’altro nucleo del No al Salva-banche, imperniato su attivisti del collettivo Hobo che avevano guidato il corteo del 7 maggio a Ferrara: «Hanno fermato il loro pullman, li hanno fatto scendere per controllare i documenti, e poi li hanno tenuti lontani dalla festa, sull’altro lato di via Togliatti» racconta Mazzoni. I ferraresi hanno visto sfrecciare il corteo renziano e si sono dovuti sfogare con tv e giornali, che li hanno intervistati a raffica durante le ore passate all’ingresso della festa, con una piccola folla che si accalcava attorno: dal loro arrivo, infatti, nessuno è più riuscito ad entrare.
Poi il rientro, «alla fine è andata bene, nessuno ha picchiato nessuno» è la battuta di Mazzoni. «Hanno mobilitato 24 poliziotti per una giornata, a scortare noi tre signore: è triste, i soldi spesi potevano darli agli azzerati - conclude Zaggia - Noi, in ogni caso, non molliamo e continueremo la protesta, a Ferrara e fuori».
Gli appuntamenti restano il 7 giugno, alle 11 in piazza, per andare il delegazione all’Agenzia 1 di Nuova Carife a chiedere uno “sconto” sul tasso d’interesse del prestito di Giosuè Arnone, e l’11 giugno per un’altra manifestazione in città.
Stefano Ciervo
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