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una giornata stellare

«Lo spazio nei miei sogni fin da quando ero bambina»

Gioele Caccia
«Lo spazio nei miei sogni fin da quando ero bambina»

L’astronauta Samantha Cristoforetti a Ferrara assieme al team di Paolo Zamboni In platea 1500 persone. «Ecco come si vive per 200 giorni in una capsula di sette metri»

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FERRARA. Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana più famosa (su Twitter ha 680mila follower che la seguono da tutto il mondo), è venuta a Ferrara ieri a testimoniare quanto vale la ricerca ferrarese nella Telemedicina. Un bel riconoscimento targato Agenzia Spaziale Europea (Esa) per gli scienziati di Unife, incassato nel corso della manifestazione “Il cielo sopra Ferrara”. Ieri, venerdì 3 giugno, l’evento ha portato in Fiera per l’incontro pubblico con AstroSamantha, così è conosciuta sui social, circa 1500 persone accorse per ascoltare il resoconto di chi ha stabilito il record di permanenza femminile in orbita. Erano in tanti, in platea, a domandarsi come si vive (o sopravvive?) per 200 giorni meno poche ore a 400 km d’altezza intersecando ogni giorno 16 albe e 16 tramonti .

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Lei non si è fatta pregare e ha sfoderato anche qualche battuta. «Da studentessa abitavo in spazi più piccoli dei 7 metri della stazione Soyuz», ha esordito. In quelle condizioni di ristrettezza andare d’accordo con i colleghi rappresenta un valore aggiunto che non ha prezzo.

«Anche qui, sulla Terra, dovremmo prenderci cura del nostro pianeta come in orbita ci si prende cura dell’astronave», il messaggio “ambientalista” che ha consegnato ai taccuini della stampa. Al pubblico ha spiegato che restare nello spazio per oltre sei mesi è una sfida anche psicologica. Per rafforzare i legami tra persone che devono vivere a contatto di gomito e che non possono concedersi disattenzioni o errori (e neanche attriti) si sfrutta ogni occasione, a partire «dalle cene insieme e dai compleanni» - ha detto mostrando alcune fotografie di quei momenti vissuti tra la fine del 2014 e la metà del 2015 - fino ai «Natali festeggiati insieme, compreso quello ortodosso». Tra le tante attività programmate, esperimenti scientifici compresi, anche il taglio dei capelli ha avuto la sua importanza. «Terry (Virts), che mi ha fatto da parrucchiere, era terrorizzato - ha raccontato l’astronauta, suscitando i sorrisi del pubblico - perché aveva paura dell’ira di una donna italiana dopo un taglio sbagliato». La cura del corpo è fondamentale: c’è l’ora della palestra, con le macchine di sollevamento pesi o la corsa agganciata per la quasi assenza di gravità al tapis roulant. Ma c’è anche l’acqua, una risorsa da non sprecare: si conservano (per riciclarli) il sudore, l’umidità nell’aria e l’urina. Qualche piccola soddisfazione, come quella di poter assaggiare il primo caffè espresso preparato in orbita grazie a una macchina italiana, aiuta il suo giusto. La possibilità di osservare spettacoli da un’angolazione più unica che rara è un’altra opportunità da cogliere al volo.

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Aurore boreali, nubi nottilucenti e perfino gli enormi mulinelli originati dai cicloni meritano di essere immortalati dalla macchina fotografica. Il rientro com’è? «Beh, l’Italia è casa nostra», ha sospirato l’astronauta strappando uno dei numerosi applausi tributati dalla platea. «Assomiglia un po’ a quello dei detenuti - ha scherzato - quando escono dal carcere e devono riappropriarsi della propria vita». Però «l’atterraggio è una bella botta» e si accompagna a un ritorno alla normalità che «nel mio caso è stato abbastanza veloce anche nel recupero fisico», ha precisato AstroSamantha. È sempre punteggiato dai report finali sulla missione (Futura 42), dai corsi di formazione per gli allievi, dai test scientifici che non si esauriscono nella capsula che gira nello spazio. Cosa le è mancato in orbita? «La doccia». E sulla Terra? «L’assenza di gravità». La paura? «Un po’, appena prima di partire, quando si è legati come salami, pronti per salire in orbita in meno di 9 minuti - ha risposto ai bambini della 5ª A e 5ª B della primaria di Ostellato - ma è stato un momento, ha vinto su tutto la gioia e la felicità di realizzare questo sogno, che ho avuto fin da bambina». Per studiare da astronauta ci vuole «una carriera alle spalle, tanto impegno e l’occasione giusta da cogliere al momento giusto: se si allineano gli astri...».

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Una cinquantina gli esperimenti a cui si è sottoposta nello spazio: tra essi quelli condotti in collaborazione con il team di Unife guidato dal professore ferrarese Paolo Zamboni: «4 sessioni che potrebbero avere importanti ricadute nella telemedicina». Misurazione con pletismografo di parametri biologici prima non conoscibili e dati trasmessi a distanza grazie a una tecnologia messa a punto proprio a Ferrara. Un’ultima curiosità: per lei che non è altissima hanno dovuto imbastire una tuta «piccolina, come non ne avevano mai fatte».

 

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