«Oualid si stava diplomando era l’orgoglio della famiglia»
Lo strazio di papà Abdellah: ho il fuoco dentro, mia moglie è distrutta
SAN BIAGIO D’ARGENTA. «Ho un fuoco dentro che non so spiegare, mi rendo conto di non riuscire a trovare le parole ma la ferita è aperta e brucerà per sempre. Io sono il padre, devo cercare di essere solido, di farmi forza e supportare la famiglia. È un compito che spetta a me perché, mia moglie è distrutta». Quando arriviamo a San Biagio d’Argenta il giardino di casa Arrobi è pieno di amici e parenti. Appesa al ramo di un albero un’altalena col seggiolino rosso. Per il fratello più piccolo, ma forse anche Oualid, “Wolly”, come veniva soprannominato dagli amici.
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Il padre, Abdellah Arrobi, ci accoglie cortesemente. Ci chiede cosa può fare per noi e ci fa accomodare. Sono passate poco più di ventiquattro ore dalla morte del diciottenne che ha perso la vita dopo essere rimasto coinvolto in un tragico incidente stradale avvenuto giovedì mattina. Il ragazzo si trovava in macchina con altri due amici. Stavano rientrando a casa dopo una serata trascorsa al mare quando, mentre percorrevano la strada provinciale che unisce Longastrino a Filo, probabilmente un colpo di sonno ha fatto perdere al conducente il controllo del mezzo. Le condizioni di Oualid sono apparse subito disperate e per il giovane, non c’è stato nulla da fare.
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«Studiava all’istituto tecnico di Portomaggiore, gli mancavano poche settimane per finire la scuola. Lui voleva cercare lavoro ma io - racconta il genitore - gli avevo detto che se se la sentiva, poteva continuare a studiare per specializzarsi in qualche settore. Lui mi diceva: “No papà, voglio trovare un lavoro così ti posso aiutare”, ma io gli rispondevo: “Oualid, pensa a ciò che devi fare tu e poi quando sarà il momento, se ce ne sarà bisogno, mi aiuterai. Per ora pensa a ciò che è meglio per te”». Poi Abdellah si ferma un attimo. Prende fiato. Manda giù e si guarda le mani. Quella forza necessaria, che cerca di tirar fuori dalle viscere di sé stesso, per un attimo vacilla. «Era diventato titolare dell’Argentana da quattro giorni... quattro giorni. Era felicissimo e anche io per lui. A casa - prosegue il padre - era una presenza importante per noi tutti. Aiutava la famiglia e me nei lavori domestici, mi piaceva passare il tempo con lui, la sua opinione aveva un peso, era importante. Oualid era semplicemente Oualid».
Gli amici di famiglia intorno ascoltano le parole dell’uomo. Hanno gli occhi lucidi, non intervengono, non interrompono, non aggiungono nulla. Tutto suonerebbe superfluo di fronte ai suoi ricordi. Solo uno si avvicina e ci mostra alcune foto del ragazzo, le ha salvate sul telefonino. «Ieri (giovedì per chi legge, ndr) qui era tutto pieno. In tantissimi sono venuti a salutarci, a manifestare il loro dolore, la propria vicinanza e solidarietà; italiani, pakistani, marocchini, tutti, e chi non è riuscito a passare prima, ci sta venendo a trovare in queste ore».
Il telefono di Abdellah squilla quasi incessantemente. «Sono stanco di rispondere», ci confessa senza staccare gli occhi dallo schermo che si illumina a intermittenza.
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Oualid “Wolly” Arrobi, classe 1997, aveva due fratelli; lui era quello di mezzo. Il più grande, nato nel 1993, si trovava in Francia ma, appena appresa la notizia è ripartito immediatamente per raggiungere la famiglia a San Biagio. Il più piccolo è nato nel 2006. «Ha voluto vederlo. Anche se è piccolo ha voluto vedere il fratello. Inizialmente ero preoccupato, avevo paura che restasse troppo scosso e poi mi sono convinto. Insieme al personale medico lo abbiamo accompagnato e così anche il piccolino ha potuto vedere suo fratello. Penso che così un po’ alla volta potrà elaborare il lutto. Se fosse rimasto a casa senza vederlo - afferma il padre - avrebbe continuato ad aspettare un suo ritorno». Il genitore si alza e si avvia verso la porta d’ingresso. Abbraccia alcuni amici, li ringrazia e poi, prima di congedarsi ci confida che porteranno la salma di Ouaid in Marocco.
«Quando tutto sarà pronto realizzeremo i funerali per dare l’estremo saluto a nostro figlio. Sono sicuro che ci saranno tantissime persone. Tantissimi amici di Oualid vorranno salutarlo per l’ultima volta. Dovrà essere un bel momento, una “festa”. Se lo merita perché - conclude papà Arrobi - era sempre allegro, sorridente e aveva tanta voglia di vivere».
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