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la protesta si allarga

«Spaccio e degrado non solo alla Gad»

«Spaccio e degrado non solo alla Gad»

Segnalazioni anche dai residenti della zona medievale di Ferrara, pochi giorni fa un nigeriano fuori controllo bloccato dai carabinieri

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FERRARA. «Si parla sempre e solo di Gad, ma i problemi di Ferrara non sono solo lì, venite anche in centro storico, zona medievale, tra il Ghetto e via XX Settembre, per vedere e sentire cosa succede di notte»: chi parla è un cittadino del centro storico, lo fa a titolo personale, anche se da tempo vorrebbe creare assieme agli abitanti della zona un Comitato di cittadini che ormai non ne possono più. Poi, però, tra il dire e il fare... resta il dire..., di una situazione sempre più di disagio e degrado come spiega lui, che chiede l’anonimato (per motivi familiari e non per timori) e che abita in via Praisolo, dove domenica scorsa gli abitanti del suo palazzo hanno visto e sentito in diretta una operazione dei carabinieri, dentro il cortile di casa, per inseguire e bloccare uno spacciatore in fuga (un giovane nigeriano, poi arrestato, ndr) e hanno capito cosa significa aver paura: «Siamo rimasti svegli tutta notte, per l’intervento dei carabinieri, impeccabile, ma quel ragazzo di colore poi arrestato, senza controllo, chissà che cosa avrebbe potuto fare: era entrato nel cortile, aveva avvicinato due ragazzi che abitano del palazzo e che stavano rientrando. È stato subito bloccato ma se non ci fossero riusciti e se tutto fosse degenerato? Potevamo esserci io e la mia ragazza al posto dell’altra coppia, poteva andar peggio, non si può accettare tutto questo».

Un problema non nuovo, in centro storico: dalla stessa zona di via XX Settembre e Praisolo erano giunte proteste anche a dicembre, da cittadini, che avevano saputo dalla stampa che nell’appartamento destinato da Comune e Asp a un gruppo di profughi afghani c’erano alcuni coinvolti nella maxi-rissa con coltello e sangue in piazza Trento Trieste sotto le luminarie di Natale.

«Erano nostri vicini di casa, non lo sapevamo, se non dopo grazie alla stampa: erano arrivati da un giorno all’altro e nessuno ci aveva informati. Non c’è razzismo in quello che voglio dire, perché se decidi, tu amministrazione, di ospitare 10 profughi da un giorno all’altro in una casa, dovresti interpellare gli abitanti, dare informazioni anche per potere affrontare un problema che c’è ed esiste». Un problema difficile da risolvere, certo, ma «non è possibile che poi il problema dei profughi venga di fatto trasferito ai cittadini».

Passare dal dire al fare, però necessita proposte. «Inutile negare che servono più controlli, abito in via Praisolo e la mia ragazza in XX Settembre, quando torniamo a casa la sera debbo accompagnarla, perché non ci fidiamo. La zona dei Baluardi è vicina e sappiamo che lì il giro di spaccio c’è, che gli spacciatori si muovono verso il centro e poi che dire di tutti i negozi, etnici, aperti negli ultimi anni: vendono birre e alcol a bassi prezzi, italiani e stranieri vengono qui per ubriacarsi: e allora succede che, io come accade in zona Gad, debbo accompagnare a casa la mia ragazza la sera: va davvero tutto bene?» No, perchè la zona è la stessa degli scippi dell’ “uomo in nero”, delle rapine in serie .

«Il problema di fondo - spiega - è anche culturale, sull’integrazione: ripeto io e tanti come me non abbiamo nulla contro profughi o stranieri. Ma se voi vedeste il vostro vicino di casa uscire in mutande, o mezzo nudo in ciabatte, sputar per terra, buttar cartacce e fare schiamazzi e tanto altro, non credete che questo degrado sia negativo in un centro come quello di Ferrara?»

Il centro non è più sicuro come una volta? «Certo che no, stiamo superando ogni limite.Cosa fare? Si potrebbe partire nel fare qualcosa nel vietare di aprire i negozi etnici», spiega il cittadino sottolineando che un centro storico come quello di Ferrara, patrimonio dell’Unesco è snaturato dalla presenza di tanti negozi come questi. «Il Comune non dovrebbe concedere permessi a tutti: ci sono 4 negozi etnici nel raggio di 200 metri, uno in Borgo di Sotto, uno in Saraceno e due in via Porta San Pietro a dieci metri di distanza. E allora, il Comune non potrebbe selezionarli? E poi controllarli? Nel quartiere una volta c’era di tutto: barbiere, fornaio, lattaio, edicola, oggi non c’è più niente. Vengono qui, stranieri e italiani che comprano e si devastano di alcol con un paio di euro, visto che mettono la morte a 50 centesimi la bottiglia. E poi dopo aver bevuto spacciano e lasciano vetro a terra e segnano il territorio con urina e vomiti: è questo il centro storico dove dobbiamo vivere? Non è questa una colonizzazione del centro, non si potrebbe difendere di più un patrimonio Unesco, non solo a parole?»

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