La Nuova Ferrara

Ferrara

ferrara

«A Villanova quella rapina col bastone»

di Daniele Predieri
Alessandro Colombani picchiato a sangue il 26 luglio 2015 a Villanova
◗
Alessandro Colombani picchiato a sangue il 26 luglio 2015 a Villanova

Omicidio Tartari. Ivan Pajdek in un memoriale confessa l’aggressione a Colombani. Su Mesola inguaia la zia di Patrik Ruszo

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Confessa, a puntate, e come un juke-box giudiziario se la canta, Ivan Pajdek, uno dei tre assassini di Pier Luigi Tartari. Lo fa con un nuovo memoriale che ha fatto arrivare, dal carcere, al giudice Piera Tassoni nelle settimane scorse, ancora prima di cambiare avvocato. Confessa nei dettaglio, Pajdek, le altre rapine che lui e la sua banda hanno messo a segno, e si sofferma soprattutto sull’aggressione di Villanova di Denore, la prima della lunga serie - avvenuta il 26 luglio dello scorso anno - sulla quale le stesse cronache e gli stessi inquirenti non si erano soffermati più di tanto.

La prova generale. Ma era in realtà una sorta di prova generale per la lunga scia dei colpi che hanno che ha avuto il tragico epilogo, il 9 settembre, con l’assalto nella casa di Tartari ad Aguscello. Alessandro Colombani, 45enne, la vittima di quella prima rapina lo aveva detto alla Nuova Ferrara in modo agghiacciante, intuendo il pericolo che aveva corso: «E’ passato tanto tempo, ma a quella notte continuo a pensarci con angoscia, ho vissuto attimi di terrore e più di una volta ho pensato: questi qui mi ammazzano». Dall’altra parte, di chi lo picchiava con bastoni, lasciandolo poi in una pozza di sangue, c’erano Pajdek, Patrick Ruszo e il quarto uomo in fuga (latitante), Igor il russo.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.13613254:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.13613254:1650622069/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Tutto iniziato così. Pajdek nel suo ultimo memoriale, parte proprio da Igor: «Tutto questo (le rapine, dnr) è iniziato quando è uscito dal carcere Igor, 2/3mesi prima del fatto di Aguscello». Igor era in carcere per rapine, era lui lo specialista, gli altri solo dei “ladri” di nafta e poco altro. Con Igor - Pajdek racconta - passavano giornate insieme e «con Patrik facevamo furti nei garage e nelle cascine (casolari,ndr) e anche rame». Ma Igor voleva di più: «Voleva fare qualcosa di più grosso, lui sapeva i posti buoni e tranquilli e ci ha portato in quella prima rapina a Villanova».

Impressionanti analogie. Anche qui, la notte del 26 luglio hanno aspettato la loro vittima. Alessandro Colombani era appena tornato da una serata in pizzeria (altra impressionante analogia con Tartari, che la notte che morì tornava da un locale del Rodigino con una pizza in mano). «Quando è tornato quell’uomo a casa con la macchina - riprende Pajdek -, mi sono portato dietro il garage, mentre Patrik e Igor erano subito lì vicino alla porta con il bastone in mano: ho fatto il giro del garage e quando sono arrivato davanti ho trovato l’uomo in terra e loro due sopra. Lo avevano legato subito con nastro e poi trascinato vicino alla rete di recinzione. Igor gli ha tolto il portafoglio, con dentro 60 euro e gli ha preso il bancomat, chiedendo il pin. Igor mi chiede se sapevo tirare soldi con la carta mentre loro (Igor e Patrik) volevano entrare in casa per rubargli altri valori che sapevano avere dentro».

Salvato dai rumori. Attenzione, le analogie con Tartari sono inquietanti: «Abbiamo sentito dei rumori vicino alla casa accanto e siamo scappati», n on come ad Aguscello, dove nella casa a fianco abitava e lavorava la madre di Ruszo e disse di non essersi accorto di nulla, se non dando l’allarme quasi due giorni dopo.

Quei momenti di panico, Alessandro Colombani li aveva rivissuti così per la Nuova Ferarra, intervistato dopo l’omicidio di Tartari. Raccontava che dopo esser stato legato e imbavagliato era riuscito a strisciare per 30 metri verso il garage e trovare forbici per liberarsi. «Ricordo - rammentava Colombani - che prima che mi legassero sono riuscito a gridare, probabilmente qualche vicino - in quel momento c'era una festa in piscina non molto distante da qui - può aver sentito le grida e dato anch'egli l'allarme. Sono stati attimi drammatici. A pensarci, ho visto in seguito tante analogie con le rapine successive».

C’era la zia di Patrik. Tra le altre rapine, quella di Mesola, per la quale Pajdek svela un retroscena importante. Rapinarono in casa iua la 93enne Emma Santi: ma quell’assalto fu il secondo tentativo, scrive Pajdek nel memoriale, chiamando in causa, «la zia di Patrik, che si chiama Agata Farkas». E racconta: «Siamo andati con la macchina (lui, Igor, Patrik e la zia Agata, ndr) in un paesino doveva viveva una signora da sola (la 93enne, ndr) e la Agata suonò alla porta per farla uscire, ma un vicino l’ha vista, e noi siamo scappati con la macchina».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.13613256:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.13613256:1650622069/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma...«Ma, Igor e Patrik - precisa Pajdek - sono scappati a piedi e quel signor, il vicino li seguiva con la macchina e poi noi siamo andati a prenderli noi. E un paio di settimane dopo (il colpo è del 30 luglio, ndr) siamo ritornati e siamo entrati di notte nella casa della signora, e anche in quel caso Patrick e Igor l’hanno presa con la forza e legata».

Legata per due giorni. Io ho raccolto gioielli in giro e Patrik le ha tolto anche quelli che aveva addosso. E poi le ha messo il nastro (legata e imbavagliata per due giorni a letto, prima che per fortuna il figlio la trovasse e la liberasse, ndr), e poi siamo andati via». Quindi la rapina di Coronella: anche qui tentativi e sopralluoghi prima: «Siamo andati una sera io e Igor e rubato una borsa, poi siamo andati via per ritornare un’altra volta»: il 5 agosto, un mese prima dell’omicidio di Tartari.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google