Ferrara, accoltellò il cognato: condanna confermata
La sentenza di Appello aveva diminuito di circa un anno e mezzo la condanna a 12 anni per tentato omicidio premeditato inflitta dal Tribunale di Ferrara. Ma in Cassazione non ci sono stati altri sconti: 10 anni, 5 Mesi e 10 giorni
La sentenza di Appello aveva diminuito di circa un anno e mezzo la condanna a 12 anni per tentato omicidio premeditato inflitta dal Tribunale di Ferrara. Ma in Cassazione non ci sono stati altri sconti per Ali Nazaqat, il pachistano che il 4 ottobre del 2013 ridusse in fin di vita il cognato Hussain Ishtiaq, “colpevole” di aver aiutato e ospitato la moglie di Alì, vittima di continui maltrattamenti. Ieri la I Sezione Penale della Suprema Corte ha dunque confermato la condanna a 10 anni, 5 mesi e 10 giorni di carcere per quell’aggressione spietata e brutale messa in atto, secondo le successive perizie, con la volontà di uccidere. Per un soffio le coltellate sferrate da Nazaquat non avevano raggiunto organi vitali e l’uomo era rimasto a lungo ricoverato in gravi condizioni. Quella mattina Alì, armato di coltello e martello, aveva atteso che il cognato accompagnasse i suoi bambini alla scuola materna del quartiere Doro e poco dopo lo aveva prima tramortito con un martello e poi accoltellato più volte. Voleva vendicarsi perché riteneva che il cognato si fosse intromesso nel suo matrimonio. Alì aveva infatti sposato la sorella della moglie di Hussain, e di fronte alla continue violenze subìte dalla donna, Hussain e la moglie avevano accolto la cognata. Nazaqat era stato arrestato dalla polizia di Stato il giorno stesso e rinchiuso all’Arginone, dove si trova tuttora. Nell’ottobre del 2014 il tribunale di Ferrara aveva inflitto 12 anni a Nazaqat, una condanna pesante se si considera lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Nel giugno del 2015 la Corte di Appello di Bologna aveva ritoccato la sentenza al ribasso, arrivando a 10 anni, 5 mesi e 10 giorni, pena confermata ieri in Cassazione. «È con sollievo che abbiamo appreso la decisione della Cassazione, e il mio assistito auspica che il periodo di detenzione porti il cognato a un ravvedimento».(a.m.)
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