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Ferrara, omicidio sull’argine: arrestato carabiniere

di Daniele Predieri
Ferrara, omicidio sull’argine: arrestato carabiniere

Maresciallo in servizio a Cento spara dopo una lite per motivi sessuali Il delitto a Canaro in una zona di incontri, fermata anche la compagna

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FERRARA. Doveva rientrare in servizio alla Compagnia carabinieri di Cento, il 16 giugno, la settimana prossima, dopo oltre un anno di assenza per malattia, congedo per motivi di salute. Negli uffici centesi, però, il maresciallo Salvatore Ciammaichella, 45 anni, originario di Roma, non rientrerà perché altri suoi colleghi, i carabinieri di Rovigo e Castelmassa, lo hanno arrestato domenica mattina per l’omicidio di Antonio Piombo, 61enne rodigino, trovato cadavere nella golena del Po a Garofolo di Canaro, il pomeriggio del 27 maggio scorso, e ucciso quella notte.

Incastrato dalla Mauser. A Ciammaichella, i colleghi rodigini sono arrivati dopo pazienti indagini scientifiche (sull’auto e sul luogo del delitto, una zona frequentata da gay, scambisti del sesso o per incontri sessuali a pagamento), la verifica delle tracce telefoniche sulle chiamate e le celle innescate dal cellulare della vittima. Soprattutto, la prova del nove è arrivata dal ritrovamento della pistola che ha ucciso Piombo: una Mauser calibro 7.65 che il maresciallo aveva regolarmente denunciato e che è stata trovata in casa sua a Frassinelle, in provincia di Rovigo. Una pistola “privata”, in quanto quella d’ordinanza, usata in servizio, come prevede la prassi, gli era stata ritirata al momento del congedo.

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In carcere la compagna. Con Ciammaichella è stata arrestata anche la compagna, Monia Desole, 41 anni, originaria di Broni (provincia di Pavia) che abita a Cento. Proprio la possibile presenza della donna sul luogo del delitto avrebbe dato agli inquirenti un ipotetico movente dell’omicidio: Piombo, arrivato sull’argine del Po con la propria auto, potrebbe essere stato attirato lì dall’offerta di prestazioni sessuali. Oppure potrebbe essere arrivato lì - conoscendo la zona - ed aver importunato i due - il maresciallo e la compagna - mentre erano apparati in macchina.

Lite per motivi sessuali. Poi la situazione è degenerata in una lite o possibilmente anche un ricatto sulla vittima, ma al momento vista l’assoluta cautela e il riserbo degli inquirenti si tratta solo di ipotesi. Piombo potrebbe aver minacciato di denunciare i due, lui e lei, e Ciammaichella, a questo punto, avrebbe risolto a modo suo il problema, sparando due volte quasi a bruciapelo a Piombo, al fianco e alla testa uccidendolo. Le indagini sono durate dunque oltre una settimana, e gli inquirenti rodigini coordinati dal pm Fabrizio Suriano, dopo aver raccolto indizi, riscontri e prove, hanno deciso il fermo di polizia per omicidio volontario aggravato, provvedimento che ora dovrà essere convalidato dal gip di Rovigo.

I due in carcere. I due, il maresciallo e la compagna si trovano ora in carcere, lui a Rovigo e lei a Montorio Veronese, e saranno ascoltati nell’interrogatorio di garanzia dal giudice che dovrà poi valutare se confermare la detenzione in carcere con un proprio provvedimento, un ordine di carcerazione nel caso ritenesse più che sufficienti gli indizi raccolti dagli inquirenti rodigini, i carabinieri di Castelmassa e Rovigo che hanno avuto l’ apporto del Nucleo investigativo e dei tecnici del Ris di Parma.

Indizi inequivocabili. Le indagini, dicevamo, avrebbero portato a raccogliere una tale mole di indizi e riscontri, «inequivocabili» dicono gli inquirenti, dai quali i difensori dei due arrestati dovranno difendersi. Ieri il legale di Ciammaichella, l’avvocato Alessando Falzoni di Cento, spiegava di non sapere tanto della posizione del maresciallo e invitava alla cautela in attesa del suo interrogatorio.

L’auto portata via. Tutto è ruotato attorno alla macchina di Piombo, una Fiat Uno bianca che Ciammaichella e la compagna (è la prova che entrambi erano sulla scena del delitto) hanno trasferito a 15 km dal luogo del delitto, ritrovata poi a Guarda Veneta, sempre nel Rodigino. Erano partiti proprio da qui gli inquirenti, da quell’auto portata via dalla golena del Po e da un cadavere trovato senza documenti ed effetti personali e da riscontri che parlavano di un tentativo di depistaggio, una messa in scena per coprire se stessi.

Tre lauree e una pistola. Lui, carabiniere tutto d’un pezzo, dice chi lo conosce, tre lauree - scienze politiche e giurisprudenza alla Sapienza di Roma e in criminologia a Siena - girava con la pistola “privata”nella fondina: se - come spiegano nostre fonti - Ciammaichella avrebbe sostenuto di aver reagito ad una lite perché Piombo, in quella zona della golena, avrebbe fatto loro (appartati) proposte sessuali, quella lite non si poteva risolvere in altro modo che estraendo una Mauser 7.65 e sparando due volte al molestatore di turno? A questo dovranno rispondere Ciammaichella e la compagna al giudice che li interrogherà.

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