La vittima, una vita dentro al bar: «Era vicino alla pensione»
Omicidio di Canaro. Lavorava a Padova, dove serviva paste e caffè ai pendolari in stazione È stato ucciso 5 giorni prima di andare a riposo. I colleghi: lavoratore modello
FERRARA. Aveva servito per 30 anni brioche e cappuccini ai pendolari che frequentano i due bar della stazione di Padova. Il 27 aprile scorso Antonio Piombo, 60 anni, era andato in ferie (le ultime da smaltire) ed era l’anticamera della pensione: dall’1 giugno scorso, infatti, avrebbe lasciato i banconi dei due esercizi gestiti dalla stessa catena commerciale per rientrare a casa definitivamente, da pensionato.
Due colpi di pistola calibro 7.65, uno diretto al busto e uno alla testa, glielo hanno impedito cinque giorni prima di essere collocato a riposo, il 27 maggio scorso. Quella sera è stato trovato morto - diverse ore dopo il delitto - sull’argine del Po, tra Garofolo e Polesella, a una ventina di chilometri da Lama Polesine (Ro), comune di Ceregnano, dove viveva assieme al fratello Agostino. Il direttore delle due caffetterie padovane, Paolo Bonetto, intervistato dal Mattino di Padova, nei giorni successivi all’omicidio ricordava: «Antonio mi diceva che era felice di andare in pensione, ormai aveva raggiunto l’età giusta e poi per lui andare avanti e indietro ogni giorno da Rovigo aveva cominciato ad essere faticoso».
I colleghi lo descrivono come «un’ottima persona, un lavoratore modello, sempre puntuale e disponibile nei confronti dei clienti - hanno dichiarato ai cronisti della città dove riposano le reliquie del Santo - Una persona limpida e corretta e anche per questo motivo il fatto che sia stato ucciso ci lascia senza parole».
Una vicenda ancora per molti versi oscura che stride con lo stato d’animo che il barista veneto mostrava ai colleghi dei due bar della stazione. Che raccontano che l’uomo «era tanto felice di andare finalmente in pensione perché aveva voglia di dedicare un po’ di tempo a se stesso e ai suoi amatissimi cani, due meticci che adorava».
Assieme al fratello per anni aveva assistito l’anziana madre, mancata qualche anno fa.
L’uomo era piuttosto riservato, chi lo conosceva ha detto che a Padova arrivava spesso col treno e raramente parlava della sua vita privata. Il fratello, nei giorni successivi al delitto, aveva dichiarato alla stampa che giovedì 26 maggio Antonio Piombo «era uscito verso le 23 per fare un giro, capitava spesso e non gli chiedevo mai dove andasse. Solitamente tornava a casa dopo un’ora al massimo due, ma quella notte non è rientrato».
Agostino aveva notato l’assenza del fratello la mattina successiva e aveva dato l’allarme. Gli inquirenti erano già al lavoro da ore e stavano cercando gli indizi che hanno portato ai due arresti disposti domenica scorsa.
La cronaca rodigina (Rovigo Oggi) riporta un episodio che non sarebbe mai stato chiarito, risalente ad alcuni anni fa. Nella stessa zona dell’argine dove è stato ritrovato il corpo di Antonio Piombo la sera del 27 maggio, un pensionato era stato inseguito nell’ agosto 2013 da un automobilista che aprì il fuoco contro di lui. Ci fu un inseguimento ma l’ignoto sparatore alla fine desistette.
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