"Abbiamo litigato, non volevo sparare: è stato un incidente"
E' la difesa di Salvatore Ciammaichella, il carabiniere accusato dell'omcidio di Canaro. Il militare ha smentito al giudice la presenza, sul luogo del delitto, della figlia della compagna Monia Desole. Che interrogata ha scelto di non rispondere al giudice
FERRARA - «E’ stato un incidente, abbiamo litigato, non volevo sparare ed è partito un colpo». Antonio Piombo, 60 anni, rodigino, nel ruolo di “molestatore” nella golena del PO, area per incontri sessuali cladenstini, è stato ucciso dopo un litigio, una banalissima lite anche se violenta, con il maresciallo Salvatore Ciammaichella e la compagna Monia Desole, appartati in golena del Po, a Garofolo di Canaro.
Questo è quanto è emerso dall’interrogatorio del maresciallo - sospeso dall’Arma dei carabinieri - mentre la compagna, oggi, mercoledì 8 giugno, ha fatto scena mura davanti al gip Alessandro Martinelli di Rovigo, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
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Al giudice, Ciammaichella, assistito dall’avvocato Alessandro Falzoni di Cento, ha ripetuto che si è trattato di un incidente, una tragica fatalità, un gesto non voluto arrivato al culmine di un litigio. Ora il giudice Martinelli avrà tempo fino a domani mattina - giovedì 9 giugno - per dire se convalidare il fermo oppure no.
Fermo in cui si trovano da domenica mattina il maresciallo e la compagna con l’accusa di omicidio volontario aggravato, in concorso, mentre alla donna - ripresa dalle telecamere degli sportelli Bancomat - è accusato anche di indebito utilizzo del bancomat di Piombo, usato per prelevare poche ore dopo l'omicidio.
A Ciammaichella poi è contestata anche la violazione della legge sulle armi per avere portato con sé la pistola, pur legalmente detenuta che sarebbe l'arma del delitto: una Mauser, calibro 7.65. A entrambi viene contestata pure l'aggravante costituita dal fatto che all'omicidio sarebbe stata presente anche la figlia della donna. Un particolare, questo, che però viene smentito dalla ricostruzione del delitto che fanno i carabinieri: ossia un omicidio avvenuto al culmine di un litigio, con Ciammaichella a sparare. Tutto sarebbe cominciato quando Ciammaichella e la compagna, appartati per fare sesso in golena, sarebbero stati disturbati da Piombo, che avanzò a propria volta proposte sessuali.
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Da qui la lite. Questo però significherebbe che i due avevano portato la figlia con sé al momento di fare sesso in golena? Difficile pensarlo. Durante l’interrogatorio, Ciammaichella avrebbe negato fermamente la circostanza, la presenza della figlia della compagna.
Ma la presenza della figlia della Desole, tuttavia spiegano fonti interpellate, non vi sono tracce nei riscontri delle indagini, al momento. Mentre ciò che emergerebbe sarebbe una situazione familiare alquanto difficile se non degradata. Su cui gli inquirenti potranno concentrarsi in un secondo momento.
Ciammaichella al giudice avrebbe ricordato quanto avvenuto quella sera, senza smentire il tentativo di approccio da parte di Piombo nè la discussione. Ma .- ha ammesso - non aveva la volontà di far fuoco, probabilmente potrebbe aver reagito armeggiando incautamente l’arma e gli spari sarebbero stati un incidente, un epilogo tragico assolutamente non voluto. Questo quanto avrebbe detto al giudice.
Desole, invece, difesa dall'avvocato Lorenza Munari di Rovigo, ascoltata oggi in mattinata, mercoledì 8 giugno, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ora si attende la decisione del giudice per la convalida del fermo.
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