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shopping con le carte di Tartari

«Incauta vendita dei commessi Ma siamo stati rimborsati»

«Incauta vendita dei commessi Ma siamo stati rimborsati»

Con le tessere bancomat e della carta di credito di Tartari avevano fatto shopping il giorno dopo aver abbandonato vivo (morto dice ora la difesa di Pajdek) Pier Luigi Tartari nel casolare di Fondo...

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Con le tessere bancomat e della carta di credito di Tartari avevano fatto shopping il giorno dopo aver abbandonato vivo (morto dice ora la difesa di Pajdek) Pier Luigi Tartari nel casolare di Fondo Reno.

Sappiamo tutto di quello shopping sfrenato, per quasi 2000 euro - poi diviso equamente per tre - tra Ivan Pajdek, Contantin Fiti e Patrik Ruszo.

Cio che non si sapeva, e che ha svelato ieri mattina Marco Tartari, fuori dall’udienza, chiacchierando coi giornalisti, è il fatto che la famiglia è stata rimborsata - dall’assicurazione della cmpagnia - per le spese addebitate sulla carta di credito perchè vi sarebbe stata - quantomeno - una incauta vendita, per oltre un migliaio di euro.

Gli acquisti fatti dai tre infatti furono eseguiti ingannando i commessi, è vero, che avrebbero dovuto comunque prestare maggiore attenzione ai documenti che venivano mostrati loro. Nel caso del telefonino venduto in un negozio di telefonia del centro commerciale Le Mura, un Samsung S6, spesa di 800 euro: un acquisto andato a buon fine con i documenti di Tartari esibiti ai commessi. Che avrebbero dovuto, quantomeno, sincerarsi maggiormente dell’uso regolare della carta, visto che gli stessi documenti di identità presentai dai tre, furono poi utilizzati al Centro commerciale Il Castello: qui, alla Wind, però rifiutarono l’acquisto di un altro cellulare, poichè i tre mostrarono la carta d'identità di Tartari per usare la sua carta di credito. Dicendo che Tartari era il loro nonno, e a fronte della richiesta di contattarlo direttamente, come titolare della carta, Fiti e gli altri uscirono dal negozio, lasciando lì il documento. Scappando ai Lidi per acquisti con la carta di credito in un negozio di cinesi e una gioielleria. Si chiedeva ieri mattina, Marco Tartari, se i commessi che ebbero tra le mani la carte d’identità del fratello non avessero potuto (dovuto) fare di più. «Siamo stati risarciti dalla compagnia della carta di credito, e quindi è stato ritenuto non regolare la procedura di acquisto: ma al di là di questo mi chiedo: non poteva qualcuno lanciare l’allarme vista la irregolarità che avevano davanti? Se lo avessero fatto...»

Il processo dei “se” si arricchisce di altri “se”. Se tante cose, tante circostanze, tanti fatti e soprattutto tante persone si fossero interrogate su queste e tante altre rregolarità, forse Tartari sarebbe stato quantomeno trovato prima. Anche i suoi tre assassini.

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