Parla la difesa, il fratello esce dall’aula
Omicidio Tartari: ieri le arringhe dei legali di Pajdek. Marco: «Per loro ammazzare Pigi è stato come sputare per terra»
Non può e non vuole sentire: non rispetta solo una promessa che aveva fatto a se stesso («quando parleranno le difese uscirò dall’aula», aveva detto alla Nuova Ferrara alla vigilia del processo oltre un mese fa), ma vuole assolutamente prendere le distanze da «chi mi ha rovinato la vita, dal quel 9 settembre, da chi ha massacrato Pier Luigi: non posso ascoltare chi difende - anche se rispetto il lavoro degli avvocati - degli ignorati fottuti che continuano a dir bugie, persone per cui sputare per terra è come ammazzare un uomo».
Contiene la rabbia, Marco Tartari, usa parole dure per non manifestarla in modo fisico. Non gli resta, allora, fisicamente che esprimere il suo disagio, con la sua assenza dall’aula: «Sono uscito - spiega nel corridoio del tribunale, fuori dall’aula in cui si svolge l’udienza - perchè non posso sopportare tutto questo». La sorella Rita, invece, resta dentro assieme al loro avvocato Eva Borsatti che rappresenta i fratelli di Tartari con Eugenio Gallerani, ad ascoltare le arringhe dei legali di Ivan Pajdek, per cui la procura ha chiesto 30 anni di carcere.
Stefania Pettinacci, il nuovo legale, e Daniele Borgia, il difensore “storico” da 9 mesi di Pajdek hanno dato la loro ricostruzione dei fatti al giudice Piera Tassoni: Borgia è rientrato nella difesa dopo un pasticcio tecnico creato dallo stesso Pajdek che ieri, tra l’altro, nonostante un primo consenso informale, ha poi negato l’accesso in aula ai giornalisti. Pajdek che dice e si contraddice, prima ammette di aver portato nel tugurio Tartari vivo, poi dice che secondo lui era già morto in casa. E’ credibile? Secondo i legali lo è, nella ricostruzione del fatto che Pajdek ha fatto a puntate, con ritrattazioni e accuse dirette agli altri due. Accuse - spiegano i legali - che vertono su dati oggettivi: Tartari sarebbe morto - dice il medico legale - pochi minuti dopo essere stato imbavagliato, dunque in casa. E ad ucciderlo, dunque, sono stati Fiti e Ruszo, gli altri due imputati, mentre lui Pajdek era fuori, al bancomat di via Comacchio per provare, alle 21.30 del 9 settembre, ad usare la tessera di Tartari. Poi spiegano i legali, la banda scalcinata dei tre - questo il principio tecnico difensivo - non voleva uccidere: voleva solo rubare. Poi, «c’è scappato il morto». Per le difese è omicidio preterintenzionale, poichè hanno ucciso senza l’intenzione di farlo. E come metterla con l’abbandono nel tugurio per cui è scattata l’aggravante della crudeltà? Anche su questo, difesa puramente tecnica: sentenze di Cassazione dicono che l’ «abbandono agonico» non è elemento in più che giustifichi questa aggravante. Che deve cadere, per le difese, perchè non è stato abbandonato vivo, Tartari era morto in casa sua ad Aguscello. La difesa è un diritto sacrosanto. «Un diritto anche non ascoltarla», taglia corto Marco Tartari.
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