«Una ferita sempre aperta Un dolore insopportabile»
I titolari della Poligono Asd non si danno pace: possiamo solo aspettare L’ordine di demolizione era arrivato ormai un mese fa. Partiti i lavori
PORTOMAGGIORE. Non è facile raccontare il dolore e lo è ancora meno se si tratta di quello degli altri. Appoggiati con le braccia sul cancello che chiude l’area del Poligono a Portomaggiore, padre e figlio Ghesini, titolari dell’attività, guardano le macchine che lavorano nella demolizione, così come i tecnici e i periti. Fabio, il ragazzo, parla poco ed è sempre molto gentile. «Sono passati sei mesi, siamo sempre qui - dice con al voce rotta dall’emozione - Ci siamo messi subito a disposizione degli inquirenti e manteniamo questa linea». «Cosa vuole che le dica, non sappiamo nulla nemmeno noi - va avanti suo papà - Hanno iniziato a demolire, la ditta è privata. Sappiamo solo che ci vorrà del tempo perché non è facile capire a priori come reagirà alle sollecitazioni l’anima in ferro. Nient’altro. Aspettiamo».
Durante le operazioni, saranno sempre i tecnici a valutare se la casa adiacente alla struttura, dichiarata inagibile fin da subito, potrà restare in piedi o dovrà essere demolita e ricostruita.
L’ordine di demolizione era arrivato ormai un mese fa direttamente dal pubblico ministero e su sollecitazione delle diverse forze dell’ordine che hanno manifestato la necessità di bonificare l’area. Il Poligono infatti era ospitato in un capannone (ex macello) che sorge in pieno centro a Portomaggiore e dopo la tragedia (lo stesso è andato a fuoco lo scorso 10 gennaio e nel rogo sono morte tre persone) sono stati diversi i residenti che hanno chiesto interventi di messa in sicurezza immediata soprattutto in vista della stagione estiva, quando il forte caldo potrebbe creare non pochi disagi. «Speriamo solo che tutto finisca in fretta - dicono i Ghesini - Il dolore delle famiglie delle vittime è sempre stato e sarà sempre anche il nostro. Una ferita che mai si potrà rimarginare».
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