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DOMENICA IN VIA SPADARI

«Gridava, non potevo tirare dritto» Cronista testimone dell’aggressione

SEGUE DALLA PRIMA
«Gridava, non potevo tirare dritto» Cronista testimone dell’aggressione

SEGUE DALLA PRIMA. La prima cosa che ho visto a terra è stato l’ombrello spezzato e mi sono chiesto: se al posto dell’ombrello quell’ex fidanzato avesse avuto qualcos’altro in mano? Sì, un conto è...

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SEGUE DALLA PRIMA. La prima cosa che ho visto a terra è stato l’ombrello spezzato e mi sono chiesto: se al posto dell’ombrello quell’ex fidanzato avesse avuto qualcos’altro in mano? Sì, un conto è leggere, scrivere - come faccio da tanto - di violenza sulle donne. Un conto è viverla, pur solo come testimone, soccorritore, come accaduto domenica sera, ore 23 circa.

Nelle note stampa dei carabinieri di questi giorni non c’è traccia di tutto questo: ma non sarebbe più giusto parlarne e far parlare? Non si rischia di far finta che non sia successo nulla, quando invece sappiamo, tutti, che è successo qualcosa di veramente grave?

La ragazza - niente nomi e cognomi, solo l’età, lei 20, lui 24 anni - è stata medicata, a Cona, 7 giorni di prognosi. Poco ma troppo. Tantissimo. L’ex fidanzato denunciato per lesioni. Un primo passo, potrebbe servire. Come deterrente, sperando la situazione non degeneri: non è la prima volta, non sarà l’ultima.

Ciò che non riesco a togliermi di dosso sono le urla, le lacrime, lo stato di choc della ragazza. I fatti separati dalle opinioni hanno sempre insegnato ai giornalisti, così mi hanno insegnato. Ma come fai a separarli nell’ennesima vicenda di violenza sulle donne? Una storia di violenza vista da un passante, cronista per caso in quel momento.

I fatti: in un primo momento, vedendo l’ex fidanzato in fuga, avevo pensato fosse uno scippatore, uno dei tanti in giro, purtroppo. Invece, la ragazza mi ha buttato subito addosso la sua paura, la sua delusione: «E’ stato il mio ex, l’ha fatto perchè l’ho lasciato e mi sono messa con un altro» (sto ricordando le sue parole, non puoi prender appunti in quei momenti). E ha continuato: «Mi ha strappato le cuffie che avevo e mi ha spezzato l’ombrello in testa, poi mi ha gettata a terra e colpita con calci, qui» e mostrava l’addome e il costato. E’ arrivata subito anche un’altra coppia: due ragazzi, giovani. Abbiamo chiamato il 113. Che poi ha girato l’intervento ai carabinieri, arrivati dopo diversi minuti: a me sono sembrati interminabili, perchè non sapevo come gestire quella situazione. Mi sentivo, come uomo, impotente davanti a quella violenza. L’altra ragazza arrivata ha iniziato a parlarle, rassicurarla, la teneva stretta e l’abbracciava, le parlava con tenerezza, per calmarla. Riuscendoci. L’ha fatto da donna, capendo cosa potesse provare la ragazza. Con tale sensibilità, da tranquillizzarla.

Sensibilità, la stessa dei carabinieri - non sempre tenuti ad averla nel loro lavoraccio - che una volta giunti hanno intuito la gravità del fatto, anche se non era successo nulla di visibilmente irreparabile (ferite, sangue, altro). Si sono rivolti a me e al ragazzo ringraziandoci per aver chiamato e con tatto - quello dei vecchi carabinieri che sanno ancora stare sulla strada - hanno chiesto documenti, preso a verbale me e il ragazzo, parlato con la ragazza. Che nel frattempo aveva ricevuto un messaggio sul telefonino. Dall’ex, appena scappato: «mi ha appena scritto un sms, dicendo che sono una troia solo perchè mi sono messa con un altro».

Lui, l’ex fidanzato ha vissuto con lei i momenti più belli, fidanzati per anni, vacanze insieme alla famiglia, poi la fine: l’ho saputo ascoltando la madre che parlava. Arrivata poco dopo, sul posto, rimproverando subito la figlia: «Te l’ho detto mille volte di non andare in giro di sera, da sola, devi stare a casa...». «Sapevo di dovermi guardare dagli spacciatori, non dal mio ex fidanzato», le ha risposto lei quasi sentendosi in colpa. In colpa? Perchè una ragazza di 20 anni, alle 11 di sera in una città come Ferrara, ma tante altre, non deve avere il diritto, non deve sentirsi libera di passeggiare, in centro, parlare con un’amica al telefono, senza temere che il suo ex fidanzato (ma potrebbe essere chiunque altro - padre, marito, amante, compagno - sempre gli stessi, quando si parla di violenza sulle donne) le rompa un ombrello in testa, la butti a terra e la calci?

Non ho visto in faccia quel ragazzo che scappava.

E se lo avessi fermato, non so cosa avrei fatto o cosa gli avrei fatto. Meglio scrivere di lui, sperare che legga.

Che leggano in tanti di questa sua violenza, sulla donna che ha amato e poi picchiato. Gli direi che si impara, anche, dai propri sbagli. Lo faccia ora, finchè è in tempo. Prima di andar oltre...quell’ombrello spezzato.

Daniele Predieri

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