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«Non siamo stati capiti. Ora tre mesi di riposo»

«Non siamo stati capiti. Ora tre mesi di riposo»

Lodi analizza il voto dopo la sconfitta: il tempo ci renderà giustizia

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CENTO. Piero Lodi si è preso tre giorni di “stop”, tre giorni di silenzio per ricaricare le pile dopo la sconfitta patita alle elezioni di domenica. Il sindaco parla con calma al telefono, la voce ancora un po’ roca: evidentemente amareggiato, il sindaco uscente dimostra di aver subìto il colpo della sconfitta. E nelle risposte si sofferma più su quanto ha tentato di portare avanti piuttosto che su quanto ha causato l’esclusione anche dal ballottaggio. «È evidente - spiega, analizzando il voto - che Cento ha fatto una scelta che è quella di cambiare ancora guida. È la quarta volta che succede negli ultimi 20 anni».

Ma cosa è successo in queste elezioni?

«Ci siamo prese molte responsabilità, a cominciare dal porta a porta. Ma non abbiamo fatto calcoli elettoralistici, ma abbiamo rispettato i programmi e gli impegni assunti. È evidente che una campagna elettorale giocata sugli slogan ha condizionato l’opinione degli elettori. Nel risultato vedo , con amarezza, che nella migliore delle ipotesi non siamo stati capiti. E sono convinto che il tempo ci darà giustizia: si capirà che abbiamo dovuto sacrificare un po’ di quel dialogo che pure aveva caratterizzato la prima parte del mandato quando, dopo il terremoto, i ritmi sono diventati insostenibili- Cento è stata colpita pesantemente dal terremoto e questi quattro anni sono stati davvero pesanti anche dal punto di vista fisico, per il carico di responsabilità e le pressioni. Poi le elezioni sono arrivate anche in momento di tensioni a livello del Paese. Noi abbiamo provato a cambiare, ma gli effetti di un cambiamento si vedono nel tempo: subito ci sono un naturale disorientamento e rifiuto. Noi forse non abbiamo trovato la chiave per spiegare alla gente cosa stavamo facendo».

Cambiare come?

«La nostra amministrazione è stata la prima che ha provato a prendersi responsabilità, facendo cose scomode e che non si vedono subito, ma sono cose che Cento si ritroverà: ad esempio i 5 milioni di euro spesi contro gli allagamenti. Era uno dei grandi problemi di Cento, che nessuno aveva mai affrontato nè tentato di affrontare. Poi si dice che il centro storico è morto. Ma non è così, è vivo, solo che la nostra società, non solo quella centese, non è più quella degli anni Novanta. Ora l’auspicio è che chiunque sia prossimo sindaco non pensi a “disfare”. Quella che lasciamo in dote è una base solida, ben diversa da quella che ho ereditato dalla giunta di centrodestra».

Queste elezioni chi le ha perse? Lodi o il Pd?

«Noi abbiamo perso, non ci sono discussioni. Ma dovremmo parlare più di un successo degli altri che di una nostra sconfitta. Cinque anni fa abbiamo interpretato la voglia di cambiamento e siamo andati anche oltre quelli che erano i nostri numeri. Questa volta, essendo al governo, abbiamo fatto da parafulmine. Chiaro che c’è anche una nostra responsabilità, ma non si può dire che non ho parlato con la gente: sono stato il primo sindaco da 20 anni a questa parte a fissare un giorno per ricevere cittadini in municipio senza appuntamento... Poi abbiamo prodotto molto: il problema è che quello che veniva fatto veniva messo da parte, senza farcene un vanto, senza ricordarlo continuamente, per poi ripartire con un altro progetto pensando la gente avrebbe capito. Su questo abbiamo sbagliato. E fa male perché ti accorgi che gente non ti ha votato perché ha creduto a chi lancia progetti che in realtà sono già stati realizzati».

E dal punto di vista personale?

«Ho sempre detto che questa era un’esperienza a termine... Avrei voluto concludere un ciclo e far fare esperienza amministrativa ai tanti giovani di questa squadra. Bisogna che la città trovi il modo per valorizzare le energie di tanti giovani che possono fare tanto per Cento».

Resterà in consiglio?

«Non ci ho ragionato, ma non ho mai pensato di essere indispensabile; penso di essere utile se devo trasferire esperienze... Ho fatto il sindaco della città che amo, per me un’esperienza enorme. Il lavoro? Non ci ho pensato, valuterò con tutta la calma possibile, e non sono spaventato per questo. Voglio vedere le opportunità possibili. Ma lo farò dopo l’estate: ora mi prendo alcuni mesi di riposo, perchè sono arrivato molto provato alla fine di questi cinque anni. Già avevo detto ai miei collaboratori che avrei avuto bisogno dfi staccare, 5 anni molto intensi».

Andrà a votare al ballottaggio ? E per chi?

«Sono sempre andato a votare e non vedo perché dovrei cambiare. Per chi non ho ancora deciso. Sarà una valutazione che scaturirà collegialmente. Io sono stato sindaco mper cinque anni avendo un partito e una coalizione di riferimento. E tutte le decisioni sono state prese insieme»..

Alberto Vincenzi

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