La Nuova Ferrara

Ferrara

l'omicidio

«Un incidente, non volevo uccidere»

«Un incidente, non volevo uccidere»

Omicidio del Po: si difende il maresciallo, mentre la compagna non parla al giudice che decide sul fermo

3 MINUTI DI LETTURA





Lo ha ripetuto cantilenando al giudice la sua versione dei fatti: «E’ stato un incidente, abbiamo litigato, non volevo sparare, è partito un colpo».

Il maresciallo Salvatore Ciammaichella, in servizio alla Stazione carabinieri di Cento, accusato dell’omicidio di Antonio Piombo, 60 anni, rodigino, ha ripetuto quello che era emerso nei primi momenti dell’inchiesta: che Piombo sarebbe stato il “molestatore”, quella notte nella golena del PO - area per incontri sessuali clandestini - ed è stato ucciso dopo un litigio, una lite banalissima ma violenta col carabiniere e la compagna Monia Desole, appartati in golena del Po, a Garofolo di Canaro.

Sospeso dall’Arma. Questo è quanto è emerso dall’interrogatorio del maresciallo - sospeso da domenica scorsa dall’Arma dei carabinieri - mentre la compagna, ieri ha fatto scena muta davanti al gip Alessandro Martinelli di Rovigo, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Al giudice, Ciammaichella, assistito dall’avvocato Alessandro Falzoni di Cento, ha ripetuto che si è trattato di un incidente, una tragica fatalità, un gesto non voluto arrivato al culmine di un litigio, lì in golena.

Tempo fino a stamane. Ora il giudice Martinelli avrà tempo fino a stamane per convalidare o meno il fermo. Stato di fermo in cui si trovano da domenica mattina il maresciallo e la compagna con l’accusa di omicidio volontario aggravato, in concorso, mentre la donna - ripresa dalle telecamere degli sportelli Bancomat - è accusata anche di indebito utilizzo del bancomat di Piombo, usato per prelevare poche ore dopo l'omicidio.

A Ciammaichella poi è contestata anche la violazione della legge sulle armi per avere portato con sé la pistola, pur legalmente detenuta che sarebbe l'arma del delitto: una Mauser, calibro 7.65. A entrambi infine è contestata pure l'aggravante costituita dal fatto che all'omicidio sarebbe stata presente anche la figlia della donna: un particolare, questo, che però viene smentito dalla ricostruzione del delitto che fanno i carabinieri, omicidio avvenuto in una situazione casuale, con Ciammaichella e la compagna, appartati per fare sesso in golena, disturbati da Piombo, che avanzò a propria volta proposte sessuali. Da qui la lite. Questo però significherebbe che i due avevano portato la figlia con sé al momento di fare sesso in golena? Difficile pensarlo. Durante l’interrogatorio, Ciammaichella avrebbe negato fermamente la circostanza, la presenza della figlia della compagna. E da quanto si apprende, pur non chiarendo questo fatto, anche la donna avrebbe escluso questa circostanza.

Ma la figlia non c’era. Ma della presenza della figlia della Desole, tuttavia spiegano fonti interpellate, non vi sono tracce nei riscontri delle indagini, al momento. Mentre ciò che emergerebbe sarebbe una situazione familiare alquanto difficile se non degradata. Su cui gli inquirenti potranno concentrarsi in un secondo momento. Ciammaichella al giudice avrebbe ricordato quanto avvenuto quella sera, senza smentire il tentativo di approccio da parte di Piombo nè la discussione. Ma - ha ammesso - non aveva la volontà di far fuoco, probabilmente potrebbe aver reagito armeggiando e minacciando con l’arma e gli spari sarebbero stati un incidente, un epilogo tragico assolutamente non voluto.

Scena muta col giudice. Questo quanto avrebbe detto al giudice. Ma dovrà spiegare, se il primo colpo è stato accindentale, il perchè del secondo, fatale, alla testa di Piombo. Desole, invece, difesa dall'avvocato Lorenza Munari di Rovigo, ascoltata ieri in mattinata si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Per oggi si attende la decisione del giudice per la convalida del fermo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google