Argenta, il dolore unisce la comunità
Ieri il rito funebre al centro islamico per dire addio al 18enne Wolly. L’imam Bouraki: abbiate pazienza e portate la pace
ARGENTA. Il dolore per la morte di un figlio, per di più appena 18enne, coinvolge e unisce la gente e non fa distinzione di religioni: è un dolore immenso, straziante. Lo è stato anche in occasione del funerale di Oualid Arrobi, il giovane che giorni fa ha perduto la vita in quel tragico incidente stradale avvenuto lungo la provinciale n.10 tra Filo e Longastrino.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.13643890:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/l-ultimo-saluto-a-oualid/56170/56439]]
Un dolore che ha accumunato l’intera comunità marocchina del territorio argentano quando ieri, dopo pranzo, si è ritrovata per partecipare al rito funebre. Una funzione mai vista ad Argenta e dove gli amici e parenti si sono stretti attorno al padre Abdellah, alla mamma ed ai fratelli. Due i momenti che ci vengono spiegati da Abdelall Bouraki, da anni inserito nel tessuto sociale argentano: il primo la preghiera del venerdì all’interno della moschea (un tempo centro operativo dell'enel di Argenta) oggi divenuta la sede dell'Associazione culturale islamica argentana; il secondo momento, il rito funebre vero e proprio «che preferibilmente dovrebbe essere - precisa Bouraki - fuori e vicino al cimitero».
La bara avvolta in una sorta di sacco color panna, viene spostata da una gruppo di amici da dentro il carro funebre su un tappeto «con la testa rivolta a sud - aggiunge Bouraki - per gli uomini, l’Imam si mette di fianco alla bara in modo da mettere la testa del defunto tra lui e la mecca, a sud/est e in caso di donne, di fianco alla bara ma al centro». È così è. Infatti, al termine della preghiera, tutti i presenti si sono affiancati al padre Abdellah come a far sentire il calore e l’affetto di un’intera comunità. L’Imam celebra mentre le donne sono in disparte «ma se vogliono possono partecipare alla preghiera funebre», precisa sempre Bouraki.
Ed è qui che l'Imam Mustafà Ruomì, di Ravenna, in una sorta di omelia, chiama a sè, in forma di cerchio e con al centro la bara, tutti gli uomini. Di fronte ad un padre ed una madre straziati dal dolore, racconta di quel 18enne «che era un cittadino di Argenta e che la morte fa parte della quotidianità. La vita - ha aggiunto Mustafà Tuomì rivolgendosi soprattutto ai giovani - vi mette alla prova: abbiate pazienza e pace perchè voi siete protagonisti di questa società». Di qui un forte ed intenso invito alla convivialità.
Riposta la bara all’interno del carro funebre, i minuti successivi sono stati i più strazianti per il padre Abdellah: ogni uomo, ad uno ad uno e in fila, l'ha abbracciato per le condoglianze e lo stesso gesto è stato fatto verso i due fratelli di "Wolly"(come era stato soprannominato Oualid, giocatore dell'argentana calcio). Momenti saturati da una commozione inevitabile, coinvolgente, soprattutto per una madre rigorosamente in nero, consolata dalle altre madri e nonne.
Giorgio Carnaroli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
