«Obbligazioni Carife rimborsate al 95%»
Il Senato ha approvato il decreto indennizzi. Bertuzzi (Pd): l’80% si calcola sulla cifra azzerata e non sull’acquisto iniziale
È molto probabile che gli obbligazionisti Carife possano essere risarciti quasi integralmente, fino a circa il 95%. Non è una certezza e viste le sorprese tutte negative che hanno accompagnato la vicenda Carife toccare ferro è il minimo che si possa fare. Il conto sull’obbligazionista ferrarese medio dà questa percentuale.
L’altra sera il Senato ha approvato con voto di fiducia il decreto banche (o decreto indennizzi) con tanto di maxi-emendamento governativo. Non c’è l’emendamento che era stato caldeggiato dal sindaco Tagliani, da Tarroni (Azzerati Carife) e Cappellari (Amici di Carife) negli incontri che il 24 maggio i tre avevano avuto con il viceministro all’Economia Morando e il sottosegretario Baretta per modificare una parte dell’articolo 9. La lettura che davano i ferraresi del testo suggeriva una penalizzazione per gli obbligazionisti Carife. C’era il timore che l’80% dell’indennizzo previsto dal decreto fosse riferito all’atto della sottoscrizione dell’obbligazione. Le obbligazioni Carife risalgono al 2006-2007 (per le altre tre banche le obbligazioni sono molto più recenti) e nel frattempo il prestito obbligazionario è stato in buona parte restituito, per cui si è vicini a quota 80%; ci si interroga quindi se per i ferraresi la partita indennizzi sia già chiusa in partenza. Un esempio per capirsi: 1000 euro di obbligazioni sottoscritte nel 2006; 800 euro nel frattempo rimborsati. Che fine fanno i restanti 200 euro azzerati dal decreto salvabanche? Stanno dentro o fuori dall’indennizzo?
Stando a quanto afferma la senatrice Maria Teresa Bertuzzi dovrebbero stare dentro. «La cosa che è venuto a chiedere il sindaco era la certezza che l’80% fosse calcolato sull’ammontare azzerato (i 200 euro dell’esempio, ndr) e non sul costo dell’acquisto» (i 1000 euro di partenza). C’è stata forte resistenza a chiarire in modo inequivocabile la questione per iscritto con un emendamento. «Ma ho avuto rassicurazione dal parte del Ministero dell’Economia - informa la senatrice del Pd - che l’unica interpretazione è la seguente: l’80% viene calcolato sui titoli detenuti alla data di risoluzione, il che significa sulla cifra azzerata». Di qui la possibilità di riavere circa il 95% dell’investimento iniziale.
L’indennizzo automatico dell’80% scatta per chi ha un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro o ha un reddito personale non superiore ai 35 mila euro. La platea dei non è stata ampliata, c’è stato solo un ritocchino che innalza di poco il tetto: si considera non il “reddito lordo”, ma il “reddito complessivo” che nella dichiarazione dei redditi è coincidente o inferiore. I redditi cui fare riferimento sono quelli del 2014 e non più quelli del 2015. È stato trasformato in ordine del giorno (accolto dal governo) un emendamento che proponeva la totale esenzione fiscale degli indennizzi. Chi non rientra nei parametri per il rimborso automatico potrà puntare sull’arbitrato. Entro il 2 luglio il decreto dovrà essere convertito dalla Camera. «Rispetto ai paletti posti inizialmente, quello che si è ottenuto - afferma Bertuzzi - ha risposto a molte delle richieste dei comitati e alla volontà di dare il massimo. Ora cercheremo di rendere il più accessibile possibile la procedura dell’arbitrato». (m.p.)
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