«Pericolosi e capaci di sparare ancora»
Delitto in golena, ecco perché secondo il giudice il carabiniere Ciammaichella e la compagna devono stare in carcere
Salvatore Ciammaichella, il carabiniere arrestato insieme alla compagna Monia Desole per l’omicidio di Antonio Piombo, non è credibile quando sostiene di aver sparato per errore al barista di Lama Polesine trovato cadavere il 27 maggio nella golena del Po, nel Rodigino.
Lo scrive il giudice Alessandra Martinelli nell’ordinanza di convalida dell’arresto della coppia, e nella quale ribadisce la necessità di tenere i due in carcere, e non ai domiciliari, perché ritenuti pericolosi, capaci di sparare ancora, e perché viene ritenuto alto il rischio di fuga.
Secondo il gip non è verosimile che Ciammaichella, appassionato e collezionista di armi, possa essersi sbagliato nel colpire con due proiettili, uno all’addome e uno al volto, il pensionato sessantenne perché spaventato da un approccio sessuale non gradito mentre il militare era appartato con la compagna.
Colpevole, continua il giudice, è anche il comportamento della coppia subito dopo l’uccisione di Antonio Piombo, dettato non dalla volontà di soccorrere la vittima ma unicamente di coprire le proprie responsabilità, così come pesa come un macigno l’aver utilizzato il bancomat del pensionato per un prelievo, a Bologna, così come mostrano i filmati delle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso la donna.
Circostanza, questa, coerente del resto con il movente del delitto ipotizzato dal gip, ovvero il bisogno di denaro, viste le difficili condizioni economiche della coppia. Forse i due volevano rapinare Piombo e la rapina si è trasformata in omicidio, forse per una reazione da parte del pensionato.
Evidente, poi, scrive ancora il giudice, il tentativo di occultare le prove e depistare le indagini. Ciammaichella, ora sospeso dall’Arma, avrebbe dovuti rientrare in servizio alla Compagnia di Cento il 16 giugno, dopo un periodo di congedo per malattia. Poco dopo il delitto risulta che abbia chiamato una stazione dei carabinieri, cercando vecchi colleghi non più in servizio, per chiedere informazioni sul passaporto per poter lasciare l’Italia. Ciammaichella si è preoccupato anche di far sparire l’arma del delitto, una pistola Mauser 7.65, cercando di venderla un’armeria di Mirandola, in provincia di Modena. Tentativo andato a vuoto: la pistola è stata poi trovata a casa del militare il giorno del suo arresto, domenica 5 giugno.
Dai riscontri risulta inoltre l’intenzione di Salvatore Ciammaichella di rendere irriconoscibile la sua auto, filmata a Polesella da telecamere di videosorveglianza, colorandola di bianco.
Il giudice esclude poi la presenza della figlia della Desole, una bimba di 7 anni, sul luogo del delitto. Erano state alcune dichiarazioni della piccola raccolte dagli inquirenti - e smentite dai due arrestati - a far avanzare questa ipotesi e, insieme, l’aggravante di delitto commesso alla presenza di un minore, ma il giudice ha ritenuto questa ipotesi non verosimile.
C’è un altro aspetto che dovrà poi essere valutato dalla procura: secondo un’informativa dei carabinieri, un amico di Ciammaichella avrebbe riferito che l’uomo era frequentatore di un locale del Ferrarese ritenuto un punto di riferimento di un clan camorristico presente nella provincia estense.
Riferendosi ai proprietari del locale, Ciammaichella li aveva definiti “brava gente”. Sui possibili collegamenti tra queste informazioni e il delitto non c’è alcuna certezza, ma solo circostanze che gli inquirenti dovranno valutare e chiarire. Così come il fatto che il povero Antonio Piombo sia stato non solo ucciso, ma sfigurato con un colpo micidiale in pieno volto, al punto che alla sua identificazione si era arrivati solo il giorno dopo, il 28 maggio, grazie al fratello Agostino con cui il pensionato viveva a Lama Polesine.
Uno sfregio che potrebbe nascondere un significato, oppure essere la mera testimonianza di un azione di brutale violenza.
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