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Da Said a Paul I due volti della città

Esempi non ne sono mancati, nella civilissima Ferrara, di persone che invece di tendere la mano hanno preferito, per paura, superficialità, sottovalutazione o pura indifferenza, girarsi dall’altra...

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Esempi non ne sono mancati, nella civilissima Ferrara, di persone che invece di tendere la mano hanno preferito, per paura, superficialità, sottovalutazione o pura indifferenza, girarsi dall’altra parte. La stessa indifferenza che, prima ancora dell’assideramento, ha ucciso Said Belamel, il trentenne magrebino morto di freddo dopo una notte di agonia, ignorato da decine di auto.

Hanno poi suscitato ondate di sdegno i commenti su facebook alla notizia, lo scorso gennaio, del suicidio di un giovane di colore che si era gettato sotto il treno, con tanto di rallegramenti, inviti a brindare e “uno di meno”.

Per questo è quasi con sollievo che, pur dovendo registrare un altro scippo, raccontiamo la storia nell’articolo qui a fianco, una piccola vicenda di ordinaria umanità che, in verità, non dovrebbe fare notizia. È di qualche giorno fa inoltre la testimonianza diretta di un nostro cronista, involontario testimone e volontario soccorritore insieme ad altre due persone, di una ventenne aggredita a ombrellate dall’ex fidanzato. Così come, per rimanere nella cronaca recente, non si era “fatto gli affari suoi” Paul Ehibhatiomham, il nigeriano premiato alla Festa della polizia per aver chiamato le forze dell’ordine durante una rapina.

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