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Donne senza dormitorio Ma forse riaprirà

Donne senza dormitorio Ma forse riaprirà

La struttura di via XX Settembre doveva servire solo per l’emergenza freddo È stata chiusa il 6 giugno. Le ex ospiti protestano: «E noi dove andiamo?»

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Non solo la stazione durante la notte, giaciglio improvvisato per disperati. Nei giorni scorsi ha chiuso anche il dormitorio femminile di via XX Settembre, un appartamento da sei posti letto di proprietà dell’Asp che da gennaio era a disposizione di chi è senza tetto. Pensata per l'emergenza freddo, la struttura doveva abbassare le serrande il primo aprile, poi intervenne una proroga, dopo che della vicenda si era occupata anche la Nuova Ferrara. Ora siamo al dunque, con le difficoltà che si possono immaginare per le donne tuttora con problemi abitativi. «Purtroppo - spiega una delle ospiti fino a poco tempo fa - il direttore della Caritas, che gestisce il dormitorio, deve chiudere fino al prossimo inverno. Si era ipotizzata la possibilità di cessione in comodato d'uso all'associazione, ma non se ne è fatto nulla».

Ad acuire le difficoltà, la mancanza di un preavviso di fine accoglienza adeguato in favore di chi adesso è costretto a trovarsi una sistemazione alternativa. Tra queste persone c'è Mary Tunlep: «Mi trovo sbattuta fuori all'improvviso, ora dove vado a dormire? Per strada? Rischio di essere aggredita, come mi è successo in passato». Tra l'altro la donna di origine nigeriana, da 37 anni in Italia, è al centro di un intoppo dal sapore kafkiano, un labirinto che la sta mettendo alla prova psicologicamente. Residente nel Copparese, le è stato consigliato di prendere domicilio dalla figlia che vive a Ferrara, senza però essere autosufficiente dal punto vista economico. «Il punto - riprende la donna - è che dal municipio di Copparo non è stata cancellata la residenza, quindi il passaggio è bloccato. Là sono in lista d'attesa per una casa popolare da quattro anni, ma se vado a Ferrara mantengo il punteggio acquisito?». Per il momento Mary ha trovato ospitalità all'ostello cittadino di corso Biagio Rossetti. Tuttavia il sogno è quello di un'abitazione propria. «C'è un rimpallo di responsabilità incredibile, però vorrei ricordare che sono un essere umano».

L’assessore Chiara Sapigni sta seguendo la vicendo del dormitorio insieme all’Asp, che è proprietaria dell’immobile e si accolla anche le spese delle utenze. Le ex ospiti del dormitorio parlano di questione di soldi, ma il problema non è solo di natura economica. «Il dormitorio per le donne - specifica l’assessore - è stato aperto per la prima volta quest’anno per affrontare l’emergenza freddo e doveva restare in funzione due mesi. Di questo sono a conoscenza le persone che vi hanno trovato accoglienza. Poi abbiamo deciso di prorogare il periodo e siamo arrivati fino al 6 giugno. Poichè vi sono dei bisogni da soddisfare, stiamo ragionando sulle soluzioni da adottare. Per dare continuità a questo servizio non servono solo risorse economiche, serve anche disponibilità di personale che deve garantire una presenza noturna. Per lunedì (cioè domani) ho già convocato un incontro con Asp e con le associzioni con le quali collaboriamo, oltre a Caritas ci sarà anche Viale K e l’associazione Nadiya. Insieme cerchermo di trovare una risposta».

Fabio Terminali

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