I No Salvabanche: «Andate tutti a casa»
Da Visco a Renzi fino al vescovo: la rabbia non risparmia nessuno. In corteo 50 persone, meno del 7 maggio
L’appello dei No Salvabanche all’universo degli azzerati Carife è caduto nel vuoto. In piazza per protestare si sono ritrovate cinquanta persone, meno di quelle che avevano partecipato al primo corteo del 7 maggio. In compenso - per neutralizzare eventuali intemperanze della componente antagonista - più nutrito era lo schieramento delle forze dell’ordine: c’era un poliziotto o carabiniere per ogni manifestante. Ma la rabbia per i risparmi perduti è tanta, e forte è la determinazione per cercare di riaverli. Su questi sentimenti fa leva Milena Zaggia per suonare la carica al gruppo radunato in piazza Trento Trieste vicino al duomo. «Pochi o tanti adesso manifestiamo per chiedere giustizia».
Alle 11.10 il corteo si muove con in testa lo striscione che sintetizza lo stato d’animo dei risparmiatori traditi: “Contro il furto delle nostre vite riprendiamoci tutto”. Percorse poche decine di metri il corteo si fermae in corso Martiri della Libertà, davanti alla sede dell’agenzia 1 di Carife, . È la prima stazione di questa via crucis dei martiri del risparmio: al grido di “strozzini strozzini” viene salutata l’affissione sulla vetrata dell’agenzia del cartello che reca questa scritta: “Banca di strozzini. Riduzione del tasso per Giosuè”. Il riferimento è alla vicenda emblematica di Giosuè Arnone, il pensionato azzerato cui è stato negato e quindi concesso un prestito per pagare le bollette, ma al tasso dell’8,3% ritenuto sproporzionatamente alto dai No Salvabanche.
In via Cairoli seconda fermata. Stavolta per inveire contro la Fondazione Carife. Contro il portone nessun lancio di uova stavolta, solo un cartello accusatorio: “i veri azzerati siamo noi, voi siete i colpevoli”. In corso Giovecca davanti alla sede di Carife i toni si fanno più caldi. Per Capitanio, Blandini e la dirigenza i complimenti si sprecano: “ladri, ladri”, “maiali, maiali”. Davanti alla sede universitaria di Economia in via Voltapaletto altro stop: stavolta uno dei bersagli è Marattin, che insegna economia all’Università di Bologna, ma essendo consigliere economico di Renzi non può essere risparmiato. Niente insolenze, solo un “a casa, a casa”. All’incrocio tra Voltapaletto e Bersaglieri del Po tocca al Pd. Adesso al microfono c’è uno degli antagonisti bolognesi: «Ferraresi, dovete farla pagare al Pd. Ricordatevi che a ottobre c’è il referendum».
In via Adelardi, la strada che costeggia un lato del duomo, apparentemente non vi sono bersagli da colpire verbalmente. Invece sì. Si leva acuta la voce di Milena Zaggia: «Vescovo! vai a casa anche tu». È la rabbia che investe tutto ciò che è in qualche modo istituzione. Nel finale ce n’è per Vegas (Consob), Visco (Bankitalia), e anche per Santini e Murolo, ai vertici di Carife fino a pochi anni fa. L’ultima stazione della via crucis è in Largo Castello, sotto i portici dove campeggiano le insegne di Veneto Banca, altro istituto di credito in forte affanno. «Non è finita qui» grida ancora l'antagonista bolognese. Nel doppio senso, che non è finita la protesta e nemmeno il Calvario delle banche e dei risparmiatori.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
