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«Una crisi difficile per un settore che deve innovarsi»

«Una crisi difficile per un settore che deve innovarsi»

L’analisi del presidente nazionale della Cia a Ferrara «Puntare sull’aggregazione delle piccole imprese»

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Le sfide dell'economia del futuro, la capacità di innovazione dell'impresa e l'agroalimentare come settore strategico di Ferrara e di tutto il nostro paese. L'agricoltura è stata al centro della Giornata dell'Economia organizzata dalla Camera di Commercio di Ferrara l'altro ieri. E di un settore agricolo che rischia il “default” ha parlato, nel corso del convegno, Secondo Scanavino, presidente nazionale di Cia - Agricoltori Italiani. «La crisi strutturale che stiamo affrontando da anni - ha aperto il suo intervento Scanavino - si è pericolosamente aggravata a causa di fattori congiunturali a livello economico ed organizzativo. Sono pochi i comparti che stanno resistendo, almeno in parte, come quello vitivinicolo e oleario mentre gli altri sono fortemente in crisi: dalla zootecnia al settore lattiero-caseario; dalla suinicoltura al settore ortofrutticolo fino alla cerealicoltura». «Quando parliamo di ortofrutta - ha continuato Scanavino - è inevitabile parlare di embargo russo prorogato per altri due anni che sta cambiando i flussi dell'export e ha alterato la geografia del sistema produttivo del Mediterraneo che fatica a trovare nuovi mercati per i suoi prodotti. Il problema, in questo caso, non è solo congiunturale ma riguarda anche una scarsa capacità di innovazione varietale e degli impianti del comparto. Altrettanto preoccupante è la situazione della cerealicoltura con prezzi bassi anche in periodi dell'anno durante i quali ci sono sempre state buone quotazioni. Non vanno bene grano, mais e nemmeno il riso che ha avuto buone performance fino a qualche mese fa e che ora è messo sotto pressione dai mercati asiatici che, soprattutto sulla varietà Indica, stanno immettendo sul mercato riso a prezzi competitivi». Una situazione critica, dunque, che l'associazione sta affrontando su più fronti, per salvaguardare il reddito e la sopravvivenza stessa delle imprese: «Non esiste una soluzione unica e semplice a questa crisi - ha continuato Scanavino - ma si può lavorare almeno su tre diversi fronti per cercare di mitigarla. Il primo prevede la revisione degli strumenti di finanziamento europei, generati da una politica comunitaria che andava bene, forse, per tempi diversi da questo. Non servono nuovi interventi ma occorre ristrutturare, cambiando i regolamenti di base per gestire quel grande contenitore di denaro che è la Pac e redistribuire le risorse con maggiore criterio ed equità. Il secondo fronte è quello dell'innovazione non solo tecnologica ma organizzativa: siccome le imprese non possono diventare più grandi perché non ci sono soldi da investire in nuova terra, allora bisogna innovare attraverso l'aggregazione delle piccole imprese che costituiscono il tessuto dell'agricoltura italiana. Terzo intervento è sulle filiere produttive dove il settore primario finisce per avere un ruolo marginale, nonostante sia fondamentale. Gli agricoltori non devono più essere semplici fornitori di materia prima ma avere un ruolo attivo e strategico nella promozione di prodotti italiani e di qualità».

Andrea Tebaldi

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