La volta buona del Verdi: bike-bar, museo e uffici
La progettazione è già partita, un anno e mezzo per i lavori di recupero parziale. L’assessore Maisto: «La scommessa è sostenere la gestione senza i fondi europei»
FERRARA. La scommessa non è più recuperare l’ormai ex teatro Verdi, ma cosa metterci dentro. Il primo punto interrogativo è, infatti, ormai svanito grazie ai fondi europei dell’Asse 6 che hanno messo a disposizione 3 milioni di euro per il recupero della struttura, il cui cantiere era praticamente fermo da anni. Su come riempirla e rendere economicamente sostenibile la gestione, invece, per ora ci sono pochi punti fermi nelle idee esposte ieri dall’amministrazione comunale, tra le quali la sede di un particolare Museo della bicicletta e un bike-bar, cioè uno spazio affacciato su piazza Verdi al quale poter accedere senza scendere dal sellino.
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«Così il sogno di molti ferraresi, di andare a prendere il caffè in bici, sarà coronato» sorrideva ieri l’assessore alla Mobilità, Aldo Modonesi, che con i suoi colleghi ai Progetti europei, Caterina Ferri, e alla Cultura, Massimo Maisto, ha fatto il punto della situazione. Il primo passo è già compiuto: si tratta dell’affidamento della progettazione del recupero alla coop Città della cultura/Cultura della città, operazione edilizia che potrà contare su 1,5 milioni di euro.
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«Si tratta di un budget ridotto, con il quale potremo fare un recupero solo parziale dell’edificio - ha spiegato Elisa Uccellatori, capo progetto della coop, che lavora con Paolo Magri e Denis Zanetti - Abbiamo scelto di rifinire per intero la facciata e la parte interna più vicina, mentre man mano che si procede verso l’interno e la torre scenica le finiture saranno più al grezzo. La parte meno fruibile sarà quella verso via Camaleonte, dove sarà comunque chiusa la struttura in acciaio esterna che ha problemi d’infiltrazioni d’acqua. Ci sarà anche una piazza coperta e l’accessibilità ai disabili è garantita».
La funzione di vetrina per lo stile di vita legata alle due ruote sarà evidenziata anche dall’esposizione di biciclette dai palchetti del primo piano, lungo tutto l’ovale centrale.
«Così ricuciremo un’altra incompiuta, nella prospettiva di allargamento del centro storico e di accessibilità anche da sud, saldando questo intervento con la riqualificazione di piazza Travaglio e piazza Verdi, e il progetto Meis» ha sottolineato Modonesi.
Massimo Maisto ha parlato del «più grande intervento di recupero di uno spazio culturale in città», dopo ex Savonuzzi, ex caserma vigili del fuoco ed ex Amga, ma non ha nascosto che la sfida sta nel futuro bando di gestione della struttura: «Sarà una gara europea, quindi potrebbero capitare anche realtà che in altri paesi hanno già svolto esperienza di questo genere. Il rischio che tutto finisca nelle mani di grossi marchi commerciali? Magari... direi che a Ferrara mancano proprio queste realtà importanti. Ha riaperto il Nuovo, non c’è bisogno di un altro spazio esclusivamente teatrale e posso dire che nulla è più insostenibile economicamente di un teatro lirico, l’idea dalla quale si era partiti per il Verdi. Certo - ha riconosciuto il vicesindaco - il vero problema posto dalla gestione sarà la sostenibilità dopo i primi tre anni, cioè nel 2020, quando verrà a mancare il sostegno di 1,5 milioni di fondi europei».
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In questa prima fase, ha evidenziato Caterina Ferri, c’è anche un co-finanziamento di 750mila euro da parte del Comune. Anche per questo motivo è probabile che, oltre al visitor center dell’Unesco, è probabile il trasferimento in questo spazio di attività e uffici pubblici, come l’Agenzia della mobilità. L’idea forte, comunque, è di far crescere imprese o gruppi legati alla mobilità sostenibile, turismo e cultura digitale.
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