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Il Tar dà torto ai comuni «Poste da chiudere»

Per il Tribunale uffici non indispensabili se lavorano poco e ce ne sono altri vicini Una mazzata per Reno Centese, Marozzo, Masi San Giacomo e Montesanto

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RENO CENTESE. Cattive notizie per gli uffici postali a rischio chiusura e in particolare per quelli di Masi San Giacomo, Montesanto, Marozzo e Reno Centese. Il Tar ha infatti dato torto ai comuni di conseguenza gli uffici possono chiudere. In sostanza, secondo il Tar gli uffici postali delle frazioni possono chiudere senza che venga meno la garanzia del servizio universale. I quattro uffici postali avevano ottenuto la sospensiva da parte del Tar. I giudici amministrativi hanno respinto i ricorsi basandosi, in primo luogo, sulla relazione annuale dell’autorità per le garanzie nella comunicazione, da cui «si evince che i costi sostenuti da poste per garantire, anche in condizione di non economicità, il servizio universale, sono superiori al contributo ricevuto dallo Stato. Questo non può che incrementare il piano di razionalizzazione per ridurre i costi a carico della collettività. Oltretutto, prosegue il Tar, bisogna considerare la riduzione dell’utilizzazione del servizio universale che si verifica ogni anno per l’incremento di metodi informatici alternativi per inviare documenti». Le decisioni dei giudici amministrativi sono rafforzate, a quanto si legge, dalla pochezza delle argomentazioni con cui si voleva scongiurare la chiusura degli uffici. Infatti «nessuno dei comuni coinvolti ha giustificato la necessità di non chiudere il presidio postale della frazione, al di là di considerazioni generiche sui disagi che incontrerebbe la popolazione che abitualmente si serviva dell’ufficio postale e l’esistenza di popolazione anziana con difficoltà di spostamento». Inoltre, a parere del Tar, «i numeri delle operazioni svolte quotidianamente sono così bassi che si deve supporre che un utente di quell’ufficio si rechi alla posta raramente»,e nessun comune «ha presentato dati anagrafici per rilevare quanta popolazione anziana fosse ricompresa fra quella penalizzata dalla razionalizzazione. Nessun comune ha fatto proposte per concordare una presenza più articolata nelle singole aree territoriali, i cui costi non siano a carico della società stessa».

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