Pattuglie, cani e cancellate per fermare gli spacciatori
Con l’assessore Modonesi e la responsabile dei vigili nelle zone più a rischio: «Stiamo togliendo terreno ai pusher, diventano nervosi e aggressivi»
FERRARA. L’intimidazione subita dalle due vigilesse, nei giardini all’ombra del grattacielo, non è un caso isolato. Il giorno precedente, lunedì scorso, un’altra pattuglia era stata circondata da un gruppetto di nigeriani, vedette e guardaspalle degli spacciatori, che aveva affrontato gli agenti a muso duro per sventare l’identificazione di uno di loro. La rivelazione arriva dall’assessore comunale alla sicurezza, Aldo Modonesi, che rubrica i due episodi e le risse tra stranieri che esplodono dalle parti della stazione, come gli effetti più visibili della pressione messa addosso ai delinquenti. «La verità è che stiamo fisicamente togliendo terreno sotto i piedi agli spacciatori. Da due mesi a questa parte, da quando abbiamo rafforzato i controlli, sono spiazzati, nervosi. Finiscono con il reagire e con il pestarsi i piedi a vicenda», dice, mentre attraversiamo insieme i giardini di viale della Costituzione, in una passeggiata tra la stazione e i viali più a rischio per prender visione di ciò che l’amministrazione ha messo in campo per contrastare la microcriminalità e di quel che resta da fare, in parte già programmato. Con noi c’è Barbara Tagliani, ispettore capo della polizia municipale, responsabile del reparto Centro, quello che ha sede in viale IV Novembre: trenta agenti a cui è affidato il controllo di un’ampia fascia di città che comprende anche il Giardino, con dieci vigili di quartiere, impegnati a perlustrare la zona dal primo mattino sino all’una o alle due di notte. «Riusciamo ad organizzare due pattuglie per turno – spiega – a cui a volte se ne affianca una in borghese».
Entro l’autunno verrà costituita una sezione cinofila: i contatti con gli allevamenti sono stati presi ed è partita una selezione interna per cercare i vigili che saranno impegnati in quel servizio. «Prevediamo di fare l’addestramento con i cani tra novembre e dicembre per essere pienamente attivi con l’anno nuovo – spiega Modonesi – Quando saremo pronti potremo essere di supporto anche alle forze dell’ordine che oggi, per i controlli anti droga, devono chiamare specialisti da fuori». Del resto i rapporti con i carabinieri e la polizia sono ottimi e in strada c’è piena collaborazione. «Abbiamo un’ottima intesa – testimonia l’assessore – ci hanno aiutato molto anche nel far rispettare l’ordinanza anti alcol che impone la chiusura dei mini market alle 9».
Con gli spacciatori sembra il gioco dei quattro cantoni. Una pattuglia dei vigili staziona in piazza Toti e loro si spostano lungo le mura, verso il bastione, mentre le giostrine tornano ai bimbi e le panchine a mamme e nonne. Come è giusto che sia. Gli agenti si spostano verso il grattacielo e una vedetta si riaffaccia da dietro l’angolo.
I pusher attorno alla stazione sono una trentina - conti dei vigili che battono il territorio. Tanti, forse troppi per il solo mercato ferrarese: il sospetto è che la città attragga un’ampia quota di pendolari della droga. Sarebbe opportuno organizzare controlli mirati tra chi si muove in treno e chi va e viene in auto.
«Gli spacciatori sono ben organizzati, si muovono a gruppi, con le zone divise tra bande. Ma con la nostra presenza costante stiamo facendo saltare gli schemi», dice Modonesi. Tutti nigeriani, i pusher ferraresi, tranne il gruppetto di magrebini che incrociamo in piazzale Giordano Bruno, alle spalle dell’ex caserma dei vigili del fuoco, dove il Comune intende realizzare un accesso diretto al parco e attrezzare lo spazio verde con un campo di street-basket e la videosorveglianza. Questi offrono droghe leggere, gli altri anche cocaina, e l’eroina che è tornata prepotentemente sulla piazza, spinta anche dal crollo del prezzo.
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Siedono sulle panchine a gruppetti di tre o quattro, i nigeriani. Ma prima di avvicinarli, sempre, c’è il contatto con una sentinella avanzata, in bici, che alla vista della macchina fotografica lancia un segnale agli altri. Li vediamo anche sulle mura di porta Po, fermi all’altezza della scalinate che portano in viale Belvedere e alle case popolari, dalla parte opposta. Un punto strategico, da cui è facile fuggire, quando serve.
Per fermarli lì occorrerebbe intervenire da quattro lati, con un numero di uomini che quasi mai è a disposizione. Per questo il Comune è intenzionato a chiudere almeno una via di fuga, quella verso il prato, la scalinata ai piedi della quale non a caso troviamo una bici lasciata pronta per ogni evenienza. «Abbiamo fatto installare dei fari a led sulla facciata della palazzina Acer per illuminare la zona, ma non basta – racconta Modenesi – Qui abbiamo previsto un cancello: è già stato autorizzato dalla Soprintendenza, arriverà presto». L’anno prossimo, lungo il tratto di mura di viale Belvedere arriverà anche una nuova e più potente illuminazione a led, mentre l’angolo tra corso di Porta Po e viale Po sarà riqualificato a tutto vantaggio di chi si allena: via le baracchine che saranno spostate per lasciar spazio ad una palestra verde in cui fare stretching prima e dopo il footing, mentre la vecchia pesa potrà ospitare uno spogliatoio con servizi e armadietti e un punto di noleggio bici.
I nigeriani ci guardano preoccupati. «Si allarmano, ed è giusto così, non debbono star tranquilli», dice l’assessore. Che ha messo in agenda una serie di appuntamenti con i responsabili religiosi delle comunità; tutto declinato necessariamente al plurale perché anche in Italia, come in patria, i nigeriani restano fortemente divisi. «Li incontrerò con il sindaco – spiega – per renderli partecipi del problema. Non vogliamo che i pusher possano rappresentare un esempio di successo per i giovani di quelle comunità». Un tentativo di togliere ossigeno e manovalanza allo spaccio, mentre i controlli capillari recuperano spazi. Una battaglia, la definisce Modonesi. «Una battaglia, che sarà lunga, ma che si può ancora vincere, con l’aiuto dei cittadini e spoliticizzandola». (l.t.)
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