La Nuova Ferrara

Ferrara

Condannato per doping ex medico Spal

di Daniele Predieri
Condannato per doping ex medico Spal

Il giudice: illegale l’ossigeno-terapia di Alberto Lugli, ex responsabile sanitario anche di Carife Volley e Federazione Hockey

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Era stato squalificato per sei anni, con una sentenza del Tribunale nazionale antidoping del Coni (a conferma della sospensione della Federazione medico sportiva) definita storica per la medicina sportiva, perchè sanciva per la prima volta - epoca 2011- che la pratica di ossigeno-ozono terapia era pratica dopante: il medico ferrarese Alberto Lugli, ex responsabile sanitario di Spal Calcio e Carife Volley, nonchè di Federpattinaggio, ieri mattina ha dovuto fare i conti anche col tribunale penale di Ferrara, dove il giudice Deborah Landolfi lo ha condannato - appunto per pratiche illecite di doping - a 3 mesi di reclusione e 2500 euro di multa. Un processo penale giunto a conclusione di una vicenda che lo aveva visto al centro della disputa disciplinare (davanti a Fmsi, procura antidoping e tribunale nazionale antidoping) che sentenziò per la prima volta il comportamento di un medico sportivo per aver somministrato flebo e proposto trasfusioni di sangue a un tesserato alla Fidal (in realtà un giornalista impegnato in un' inchiesta sul doping ematico), con un trattamento di ossigeno-ozono terapia. E così l' ossigeno-ozono terapia dal 2011, secondo la sentenza contro Luglio (squalificato fino al 24 marzo del 2017), è diventata un metodo proibito e quindi doping. Ieri mattina il processo che si è concluso ha visto il difensore, l’avvocato Gisella Rossi, tentare di convincere il giudice - come del resto lo stesso Lugli ha ribadito alla Nuova Ferrara che lo ha interpellato ieri - che le pratiche ritenute dopanti non lo sono affatto, poichè all’estero e da altri tribunali sportivi non vengono considerate tali.

Lo stesso legale ha ribadito che secondo il Tribunale superiore sportivo quella della ossigeno-ozono terapia non era pratica dopante, ma anche questo nuovo pronunciamento - pur acquisito agli atti del processo a Ferrara - non ha cambiato l’interpretazione giuridica contro il dottor Lugli che ha portato alla sua condanna.

Inflitta sulla base della legge 376/2000, diventata pietra miliare della lotta antidoping in Italia. E non tragga in inganno la pena lieve (3 mesi, mentre la pm onoraria in aula, Filomena Copeta aveva chiesto 1 anno e 3000 euro di multa), poichè l’affermazione del reato, dal punto di vista giuridico, viene valutata come un dato di fatto importantissimo. Che la difesa dell’avvocato Rossi comunque contesta in modo fermo, deciso e assoluto: «E’ ovvio che questo è solo il primo grado- sottolinea il legale - non è finita qui e la pena è stata sospesa (non solo per i 3 mesi bensì anche per l’interdizione e la confisca dell’apparecchiature per le terapie). E’ nostra intenzione appellare poichè sono convinta della innocenza di Lugli al di là della interpretazione se le pratiche siano o no doping». Il legale si sofferma sul fatto che il “reato” è avvenuto in una circostanza anomala: un tesserato Fidal che in realtà era un giornalista del mensile “Cycling Pro” si rivolse a Lugli per essere aiutato nella pratica sportiva e pubblicò un articolo in cui parlava dei trattamenti subiti dal medico sportivo. Secondo il legale non vi sarebbe reato in quanto il doping è legato alla alterazione di un evento agonistico e qui non vi è traccia di questo; inoltre in nessun colloquio con lo sportivo-giornalista, Lugli parlò mai di pratiche dopanti per migliorare le sue prestazioni. Secondo il legale si è fatto «un processo alle intenzioni»: ora si vedrà cosa ne penseranno i giudici di appello.

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