«Ricorreremo al Consiglio di Stato»
Bizzarri: quella emessa dal Tar sulle poste è una sentenza strampalata e politica
MASI TORELLO. Sindaci in fibrillazione dopo la decisione presa dal Tar dell’Emilia-Romagna che ha dato torto ai comuni sentenziando che gli uffici postali possono chiudere in quanto «non indispensabili se lavorano poco e ve ne sono altri vicini». «Mi sono sentito questa mattina (ieri per chi legge ndr) con i miei colleghi sindaci di Lagosanto, Anna Maria Romanini e di Voghiera, Chiara Cavicchi ed ho ricevuto il loro assenso per proseguire questa battaglia per il mantenimento degli uffici postali di Masi San Giacomo, Montesanto e Marozzo. Ricorreremo al Consiglio di Stato ed affideremo l’incarico all’avvocato Berti con il quale mi sono già visto in queste ore. Puntiamo ad uno sospensiva immediata in attesa della sentenza definitiva».
Riccardo Bizzarri, sindaco di Masi Torello, ha un diavolo per capello. «Ho letto il dispositivo della sentenza del Tar e ci sono scritte cose assurde. Come si fa a dire che i comuni non hanno presentato nessun dato. Si dia il caso che il Comune di Masi Torello abbia presentato una memoria di un centinaio di pagine con percentuali relative alle operazioni svolte e tutti i dati possibili e immaginabili. Perché piuttosto Poste Italiane non ha mai risposto alla domanda se in questi uffici periferici sono in attivo oppure in perdita? Dovevano venire nei comuni e dire la verità invece ci hanno informati solo a cose fatte. Questa è una sentenza strampalata e politica. In ogni caso noi andremo alla guerra sapendo che a volte può piovere come accadde a Waterloo quando Napoleone era sicuro di vincere. Piovve e allora i cavalli nel terreno fangoso si impantanavano non riuscivano a trainare i cannoni ed il finale fu ben diverso da come era stato immaginato». Poste Italiane non ha fatto sapere quando chiuderanno gli uffici postali in base alla sentenza del Tar.
L’impressione è che non trascorrerà molto tempo. Complessivamente sono una quindicina i comuni coinvolti nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna. Forlì-Cesena e Rimini. Il Tar di Parma aveva salvato dalla chiusura di alcuni piccoli comuni parmensi, di Piacenza e Reggio Emilia.
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