Unindustria, ultimo atto «Pronti per la fusione»
Oggi l’assemblea che riconfermerà Maiarelli alla guida per altri sei mesi Il direttore Bonora: con determinazione verso Confindustria Emilia
Sono solo due anni che Riccardo Maiarelli è sulla breccia, ma sembra che sia molto di più. Nel 2014, in rapida successione è stato eletto prima presidente della Fondazione Carife (alla fine di aprile prese il posto di Piero Puglioli) e poi presidente di Unidustria Ferrara (all’inizio di luglio subentrò a Riccardo Fava). Queste due cariche, in questi due anni caldi per Unindustria e brucianti per Carife, hanno comportato una sovraesposizione per Maiarelli di cui avrebbe fatto volentieri a meno.
Da presidente di Unindustria la sua mission è stata quella di portare l’associazione alla fusione con Bologna e Modena per dare vita a Confindustria Emilia. Ma nel discorso inaugurale del 3 luglio 2014 Maiarelli si era accollato anche l’impegno di fare tutto il possibile «affinché il nostro territorio non perda l’importante riferimento che ha rappresentato per 170 anni la Cassa di Risparmio di Ferrara». Questa seconda mission si è rivelata davvero “impossible” dopo che il Salvabanche ha mandato a gambe all’aria la già indigesta operazione di salvataggio del Fondo Interbancario che aveva come corollario lo sbriciolamento delle azioni Carife quotate a 0,27 euro che è però sempre più dello zero attuale.
Oggi all’assemblea annuale, l’ultima di Unindustria, Maiarelli potrà portare all’attivo solo il processo di unificazione, che non è certo poca cosa, c he taglierà il traguardo il 1º gennaio 2017. Alla luce delle vicende Carife, l’alleanza con le importanti realtà industriali di Bologna e Modena diventa ancora più importante per lo sviluppo del territorio.
In vista della scadenza del 2017 si procede «a ritmi serrati per arrivare puntuali all’incontro con le altre due associazioni» dice il direttore di Unindustria Roberto Bonora.
C’è da lavorare per la stesura del nuovo statuto di Confifindustria Emilia , da decidere e approvare le nuove aggregazioni dei servizi, sono ormai pressoché definite le norme che accompagneranno la fase di transizione nel biennio 2017-2018.
Le regole sono importanti, le sostanze ancora di più. Sul destino del patrimonio erano in campo due opzioni: conferirlo solo in parte alla nascente creatura confindustriale (quanto bastava per muovere i primi passi) e affidare il resto a una fondazione ferrarese; oppure conferire l’intera dote.
La prima opzione - spiega Bonora - equivaleva a lasciarsi una via d’uscita nel caso il “menage a trois” non dovesse e prefigurava lo scenario del possibile divorzio. La seconda opzione «taglia i ponti alle spalle, ma dimostra anche la determinazione nel perseguire l’obiettivo. Abbiamo imboccato questa seconda strada, la nostra è una scelta importante e definitiva, anche perché, fortunatamente, la fusione no comporta problemi di riequilibrio dei conti in quanto sia Ferrara, che Modena e Bologna sono associazioni ben patrimonializzate».
Questo mix di decisioni sarà formalizzato entro la fine dell’anno da un’assemblea straordinaria.
Confindustria Emilia non spoglierà i territori. Resteranno tre sedi operative nelle tre città capoluogo per l’erogazione dei servizi.
L’obiettivo della fusione, per Ferrara, è dare più opportunità di crescita e di contatti i alle nostre imprese.
Per quanto riguarda le imprese associate, Confindustria Emilia potrà contare su una base di 3.500 aziende: 2.000 bolognesi, 1.000 modenesi e 500 ferraresi.
Marcello Pradarelli
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