«Porterò il meglio dell’Emilia a Ferrara»
Maiarelli (Unindustria): dalla fusione con Bologna e Modena più export e filiere. I politici? Ciechi controllori. Rischio declino
Al di là del +0,1% del Pil nel 2015, «che lo stato dell’economia nella nostra provincia sia preoccupante è sotto gli occhi di tutti. Che sia necessario dare un nuovo impulso all’economia ferrarese, è un imperativo categorico». Parole e musica di Riccardo Maiarelli, riconfermato presidente di Unindustria. Come si deduce dal rallentamento dell’export, «le aziende del territorio si trovano ad affrontare le nuove sfide del mercato scontando tutte le debolezze di strutture dimensionalmente e organizzativamente inadeguate». E qui s’innesca la fusione con le Confindustrie di Bologna e Modena, con l’assemblea di ieri come ultimo passaggio “autonomo” dei ferraresi, che nell’idea di Maiarelli è un passaggio chiave: si creano così «le condizioni affinché le imprese ferraresi siano in grado, da un lato, d’integrarsi dove possibile nelle filiere emiliane esistenti, dall’altro d’implementare nuove forme distrettuali che consentano di godere i vantaggi di questo modello virtuoso». Sarà possibile, ad esempio, «incrementare l’internazionalizzazione sia affiancando, sia inserendo nella filiera d’imprese che hanno un approccio già consolidato ai mercati esteri. L’aggregazione di risorse potrà inoltre consentire di ottenere quella massa critica necessaria a impostare consistenti programmi di ricerca e sviluppo a beneficio di soggetti che da soli non avrebbero la possibilità d’intraprendere questo percorso». In pratica, portare il meglio dell’Emilia a Ferrara.
Il tutto, naturalmente, condito con un pizzico di «quelle tecnologie che garantiscono un’automazione intelligente e adattiva», sinonimo di «quarta rivoluzione industriale»; e puntando al fattore umano, grazie anche alle sinergie con l’università.
Maiarelli ha dedicato una coda velenosa alla politica, nazionale e locale. Si vede, è vero, «qualche timido segnale di miglioramento (discontinuità era il termine usato nella relazione scritta, ndr), tanto ancora resta da fare affinché le istituzioni si pongano realmente come partner delle aziende nel loro percorso di crescita. Troppo spesso infatti - è il passaggio più duro - l’atteggiamento è quello di ciechi controllori che esercitano la loro azione attraverso una miriade di leggi e regolamenti - in buona parte inutili quando non contradditori - che ostacolano il lavoro quotidiano di chi sceglie di fare imprese. Non mi stancherò mai di ripeterlo: la burocrazia uccide l’imprenditorialità». Bisogna quindi «nel brevissimo» eliminare sprechi e inefficienze, ed evitare altri «servizi ridimensionati». Senza parlare, poi, di una Cispadana ferma da 36 anni mentre il ponte di Lisbona, «il più lungo d’Europa», è stato realizzato in soli 3 anni.
Per cambiare le cose ci vorrà tempo, «Ferrara 2036» era il titolo dell’assemblea; nel frattempo, per rilanciare l’economia, ci sono «arte, cultura e ambiente»: bisogna incrementare «con azioni mirate le opportunità dell’industria della cultura e del turismo», anche con risorse private. L’alternativa all’immobilismo? «Un inevitabile declino».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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