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Tre accoltellati in 48 ore, ormai è guerra tra gang

di Alessandra Mura e Daniele Predieri
Tre accoltellati in 48 ore, ormai è guerra tra gang

Tre episodi: giovedì notte in viale Po, venerdì e ieri sera alle 20 in Porta Catena

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FERRARA. Tre persone accoltellate nell’arco di 48 ore, dalle 2 di giovedì notte alle 20 di ieri. È ormai una guerra, tra il Sottomura, la Gad e la zona stazione: quella violenta tra bande di spacciatori che si contendono il territorio, e quella di nervi, ma anche di sopraffazione, tra i gruppi di pusher e i residenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo risale alle 20 di ieri sera, quando alle forze dell’ordine viene segnalata una lite tra più persone nel sottomura di via Porta Catena, all’altezza del Palazzo delle Palestre.

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«Erano in quattro, extracomunitari: due armati con coltelli da macellaio e gli altri con bottiglie rotte. Correvano dietro ad altri due e uno dei fuggitivi era ferito, con i pantaloni lacerati - riferisce un signore che abita in viale Belvedere - Ho sentito le urla e mi sono affacciato alla porta. Uno di loro, appena mi ha visto mi ha ordinato urlando: “Vattene dentro” e ha continuato a correre».

Qualche metro più indietro, nello spiazzo delle Mura di Porta Catena, la Volante della Polizia di Stato e le due pattuglie dei carabinieri arrivate sul posto hanno trovato le tracce della resa dei conti: a terra un bastone e una bottiglia rotta, accanto pezzi di ferro e una bicicletta contorta. Il gruppetto - inseguiti e inseguitori - aveva invece già preso la strada verso viale Belvedere, dove si sono poi concentrate le ricerche. «Sono scesi dalle Mura di viale Belvedere - continua il testimone - Io spesso poto gli alberi e ammasso i rami in modo da impedir loro di passare, e loro puntualmente li tolgono». Non si sa quanto sia grave l’uomo ferito nella violentissima lite, fuggendo ha lasciato per strada un cappellino e una maglietta e ieri sera le ricerche erano ancora in corso.

Un episodio che precede di 24 ore una seconda rissa tra nigeriani, avvenuta alle 20 di venerdì sera ancora sulle mura davanti al Birago, zona Porta Catena. Erano le 20 e dopo le urla, le botte e una rissa in cui si tiravano i capelli - racconta una testimone -, hanno tirato fuori i coltelli. . Uno dei nigeriani coinvolti, un ragazzo di 30 anni, è stato accoltellato alle mani e alla schiena (ferite difensive per ripararsi e poi tentare di scappare) ed è finito in ospedale a Cona, dove è stato dimesso ieri poco dopo le 14, senza che nessuno lo avesse sentito, interrogato, per capire cosa fosse successo: lui ha preso un taxi e via, chissà dove.

Il ragazzo è risultato essere residente a Caltanissetta, dove di fatto è stato registrato dopo gli sbarchi sulla costa siciliana e a tutto oggi è un “richiedente asilo politico”, non ha precedenti o guai penali a carico. Ma questo ennesimo fatto di sangue in zona Gad, fa lanciare agli inquirenti un vero e proprio allarme: è in corso una guerra tra bande. Uno dei tanti interpellati ieri mattina spiegava amareggiato che «i segnali ci sono, chiari» e parlava per paradosso: «prima si indagava sulla mafia, ora sui nigeriani».

L’altro accoltellamento è di giovedì sera quando in viale Po, ennesima rissa e lite violenta tra nigeriani, ha portato uno di loro, un 28enne all’ospedale di Cona. Stessa zona tra viale Po e via Belvedere, il teatro della rissa con sangue: anche in questo caso ferite superficiali. Ma la gravità va oltre le prognosi mediche. Sono in corso indagini di polizia e carabinieri. Carabinieri che venerdì una volta giunti in Porta Catena, sul posto dell’accoltellamento, non hanno trovato nessuno. E dire, come spiegava ieri a la Nuova Ferrara una testimone della rissa, una abitante nei palazzi del Birago, che a quell’ora stava prendendo il fresco prima di cena, «li ho visti prima spintonarsi, erano una ventina se non di più. Poi hanno iniziato ad alzare la voce, si tiravano i capelli in modo selvaggio, si inseguivano e qualcuno ha tirato fuori il coltello». Sappiamo come lo ha usato. La testimone, ormai “sentinella” della zona, ogni volta che chiama carabinieri o polizia, viene riconosciuta dalla voce. E va al nodo del problema: «Non si sa cosa possa avere scaturito quel pandemonio, parlavano nella loro lingua. Qui è diventato il Far West, anzi qualcuno ha precisato “siamo in Nord Africa”». Resta la quasi certezza di tutto questo, mettendo in fila gli episodi: segnali che preoccupano le forze dell’ordine per prime, e anche i residenti «Chiamare polizia e carabinieri è inutile - dice la testimone -, le bande hanno staffette che avvisano e li fanno scappare. Noi invece, non possiamo farlo».

Alessandra Mura

Daniele Predieri

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