«Siamo persone perbene, non spacciatori»
Il presidente Kevin: «Spaccio e risse sono un problema, vogliamo aiutare a risolverlo»
«Se un nigeriano va in bicicletta è già sicuro che viene visto come uno spacciatore. Il problema esiste, lo sappiamo, ma i 903 nigeriani che abitano in provincia di Ferrara non sono tutti delinquenti e spacciatori». Questa frase, con qualche variante, viene ripetuta più volte nella saletta al pianoterra del Grattacielo dove ieri, come ogni terza domenica del mese, si è ritrovata l’Associazione nigeriani di Ferrara. L’argomento all’ordine del giorno è il crescendo di notizie su risse, spaccio, violenze che vedono i nigeriani costantemente in prima pagina. Dopo aver discusso tra loro, il presidente Kevin Jacob ha chiamato la Nuova Ferrara e invitato un giornalista ad ascoltare le loro opinioni.
«L’Associazione riunisce una cinquantina di persone (molte delle quali sono presenti all’assemblea mensile), ma rappresentiamo l’intera comunità nigeriana» dice Kevin. Si parla a ruota libera. «Noi siamo a Ferrara da anni - dice la giovane donne che siede accanto al presidente - siamo tutti lavoratori e ci dispiace di questa situazione, siamo targati tutti come spacciatori anche se siamo tutte persone perbene».
Capisco cosa vuol dire, ma la questione spaccio esiste, non può essere taciuta.
Kevin: «Certo, il problema esiste, ma non siamo tutti spacciatori, la comunità italiana questo lo deve sapere». Si alza un uomo: «Spacciatore uguale nigeriano, sporcare e fare pipì contro un muro uguale nigeriano...La verità è che c’è una differenza tra essere arrivati qui nel 1994 e arrivare oggi da Lampedusa.. è un discorso diverso...». Con il contributo di Kevin viene chiarita la differenza tra ieri e oggi: «L’accoglienza c’è e funziona, in Prefettura fanno del loro meglio, ma quando escono dal progetto i ragazzi non hanno niente da fare...E non c’è solo il problema della vendita di droga, la droga c’è chi la compra, in Italia la legge non punisce il consumatore, ma bisognerebbe agire anche lì, perché se il mercato cala l’attività chiude, invece così l’attività è sempre aperta».
Prende la parola un altro giovane uomo. «Sono residente in Italia dal 2002, da 14 anni e da 10 ho una mi attività. A Codigoro tantissimi nigeriani lavorano nella Fonderia, tanti lavorano a Migliarino, a Comacchio, a Cento, non è giusto che per colpa di cinquanta persona tutti i 903 nigeriani diventano dei delinquenti».
Kelvin riduce il numero dei “cattivi”: «Saranno una ventina» . Poi si rivolge direttamente al cronista per parlare a tutto il sistema dell’informazione: «Scrivete tutti i giorni di noi: “Èstato un nigeriano a fare quella cosa”, ma se la stesa cosa la fa un italiano non scrivete che “è stato un italiano”. Così si fa crescere l’odio. Se cerchi casa ti rispondono “io non voglio nigeriani”. Non dovete inventare o esagerare per vendere di più, ma fare un lavoro di investigazione giornalistica».
Il problema di una corretta informazione è reale, ma che vi siano spesso dei nigeriani coinvolti in fatti di spaccio e in risse è una realtà. Nessuno vi chiede di fare i poliziotti ma forse potete fare qualcosa contro fenomeni criminali che danneggiano la vostra comunità.
«Noi vogliamo dare una mano per risolvere il problema, troppe risse...Comunità nigeriana e italiana debbono collaborare».
Il 24 avrete un incontro con il sindaco Tagliani. Cosa gli direte?
«Abbiamo fissato l’incontro tramite l’assessore Aldo Modonesi, andrò io insieme ad altri dell’associazione - dice Kevin Jacob facendo un gesto di condivisione con il braccio - al sindaco gli diremo le cose di cui abbiamo parlato oggi e che vogliamo aiutare a sistemare questo problema».
Posso fare una foto?
Ma certo.
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