Azzurro mancato Toselli si tiene sport e turismo
«Subito i cantieri per teatro, piazza e comune». Nuova giunta, una delega alla banda Verdi
Strano destino, quello di Fabrizio Toselli. Se gli avessero chiesto di fare il candidato sindaco del centrodestra, cinque mesi fa, avrebbe accettato con convinzione e la sola richiesta di garanzie sulla libertà di movimento. «Sì, avrei detto sì» confessa ora, tirando un sospiro di sollievo. Adesso che con le sue due liste civiche organizzate in meno di due mesi a partire dalle relazioni allacciate nel lungo mandato amministrativo a Sant’Agostino, dov’è stato vice sindaco e poi primo cittadino, nelle ultime due settimane è riuscito nel capolavoro di sfilare al centrosinistra l’accesso al ballottaggio e di battere il centrodestra nella sfida decisiva. Avrebbe accettato, e non sarebbe stata una forzatura, perché politicamente Toselli è un uomo di centrodestra, con un passato recente nei piani alti del Pdl Ferrarese e una candidatura berlusconiana per la Camera, nel 2013, ma da amministratore predica il verbo secondo cui i problemi locali non hanno colore né schieramento, al punto da aprire il governo civico di sant’Agostino al centrosinistra che aveva battuto nelle urne, due anni fa. L’uomo è così, conciliatore ed allergico agli schemi. «Sì avrei detto sì, di quell’ipotesi cinque o sei mesi fa si è parlato – è la risposta completa ed onesta – ma sono fiero e felice di come è andata. Preferisco esser diventato sindaco con questo gruppo, perché ho le mani libere ed una squadra che si è formata lavorando insieme ed oggi è un gruppo di amici».
Ha avuto fiuto, Toselli. Sfumata l’opportunità di essere l’alfiere di Lega, Forza Italia e liste alleate, visti i candidati e le offerte politiche che si erano delineati, all'ultimo momento ha deciso di tentare. «Un certo elettorato di destra non regge più i toni accesi e la ricerca dello scontro, sapevo che c'era spazio per un progetto trasversale. Ma anche la scelta del Pd di ricandidare Lodi ha giocato a mio vantaggio, se avessero cambiato bandiera avrei avuto molto meno spazio». Calcoli affidabili, a cui si è aggiunta la sorpresa della mancata presentazione del Movimento Cinque Stelle. «A Cento non hanno un grande radicamento, ma è evidente che nei ballottaggi hanno raccolto successi eclatanti ovunque, anche nelle realtà più piccole. Sono convinto che il nostro progetto civico abbia potuto attrarre anche molti elettori che avrebbero scelto i grillini, qualcuno lo ha anche dichiarato alla vigilia del voto».
Nelle battute finali della campagna per il ballottaggio, il neo sindaco ha raccolto anche il favore del centrosinistra, che lo ha indicato e sostenuto come argine all'avanzata della Lega. «Noi abbiamo sempre detto che il nostro progetto è trasversale e civico – spiega – Che non facciamo accordi con i partiti, e non ne abbiamo fatti. Ma è chiaro che il nostro progetto si rivolgeva anche agli elettori di centrosinistra rimasti senza candidato, così come a chi aveva scelto Mattarelli e Malucelli. D’altra parte abbiamo chiesto esplicitamente il voto anche agli elettori del centrodestra che al primo turno avevano preferito un partito, ma che al secondo avrebbero dovuto decidere chi fosse la persona più adatta a fare il sindaco: io o Contri». I tremila voti in più raccolti al secondo turno, un numero ben più ampio dei voti presi dal Pd il 5 giugno, stanno a dimostrare che il messaggio è passato. Che Toselli, il sindaco pronto e rodato dall'esperienza di Sant'Agostino, è risultato più credibile. «E non venissero a dire che ho vinto per i voti del Pd. Il Pd può avermene portati mille, se riesce a controllarli, ma il resto li ho trovati io. Mi hanno votato le persone, non i partiti. Ed io ringrazio e dialogo con i cittadini, come ho sempre fatto».
Incontro Toselli davanti al palazzo che ospita il Comune in trasferta post sisma. L’ufficio del sindaco, al primo piano, è off limits perché ancora fino a questa mattina resterà nella disponibilità di Lodi. Il sindaco travolto dal risultato del primo turno ha ancora da firmare alcune pratiche e, forse, deve finire di portar via qualcosa. Certo non s’è fatto sentire con il successore, nemmeno per le congratulazioni di rito.
Senza poter salire, ci spostiamo nella sala del consiglio comunale riallestita sotto il tetto di palazzo del Governatore. Le poche decine di metri che dobbiamo percorrere sono un continuo di strette di mano e pacche sulle spalle, sorrisi e buoni auspici. Due donne di Sant’Agostino si congedano con un "Ci mancherai". «E pensare – chiosa lui – che i miei avversari volevano farmi passare per traditore della mia gente. La verità è che Sant’Agostino ha compreso lo spirito di ciò che ho fatto: Cento deve ripartire e può essere motore per l’intero territorio». Prima occorre pacificarla. «La città deve ritornare unita. C’è bisogno di superare le divisioni tra le frazioni e quelle che sono state scavate tre gli stessi cittadini, esacerbate da dieci anni di liti. Io sarò il sindaco di tutti, vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e credo che il messaggio positivo sia una scelta vincente».
Il discorso si sposta sulla ricostruzione. Da sindaco vicino, come giudica ciò che ha fatto Lodi?. «Non voglio dare giudizi, ma sottolineo che certe scelte di isolamento, io non le avrei mai fatte. E credo anche che ci sia la necessità di accelerare, coinvolgendo finalmente la Regione: i cantieri di teatro, piazza e municipio debbono partire subito, anche per dare esempio e stimoli ai privati. Ma, lo ribadisco, dialogando con la gente, come qui si è fatto poco: non si può aprire il cantiere per una pavimentazione senza confrontarsi con chi su chi su quella strada vive e lavora». Io insisto con la domanda. La seconda risposta è più affilata: «Ma dico: avete il richiamo del Guercino e un teatro che era un gioiello e non siete riusciti ad usarli come richiamo, per calamitare attenzioni e risorse? Io con il lampadario di Balbo ho smosso mezza Italia. La verità è che bisogna anche saper comunicare». Nota a margine: il sindaco Lodi di mestiere fa il comunicatore.
La giunta Toselli sarà una squadra a cinque, come quelle di basket, sport di cui Toselli è appassionato: «Tifo Cantù. Anche sul parquet mi tiro fuori dalle contese locali», dice con una battuta. Per dimensioni potrebbe avere fino a sette assessori, ma il sindaco ha deciso di partire con una formazione più coesa. «Nessun assessore pescato fuori dalla coalizione», ribadisce. Tra gli eletti delle due civiche - quindici consiglieri, maggioranza ampia - Toselli sceglierà anche il presidente del consiglio, che vede come “assessore aggiunto”, invitato a partecipare alle sedute dell’esecutivo, senza diritto di voto, ma con la possibilità di incidere.
Per sé il sindaco vorrebbe tenere le deleghe al turismo e allo sport, come segno di rinnovata attenzione per due settori che ha a cuore. «Gli ultimi amministratori vi hanno investito poco, abbiamo impianti sportivi inadeguati e la progettazione per attrarre ed accogliere visitatori latita. Occorre invertire la rotta, partendo, anche qui, dalla vicinanza con la città. È mai possibile che nessun amministratore abbia mai partecipato, per esempio, al torneo estivo di basket? Io ci sarò». Una delega specifica sarà istituita per seguire e supportare la banda Giuseppe Verdi, istituzione cittadina che il sindaco ha allertato anche per il primo consiglio comunale, quello che vuole convocare in piazza Guercino, aperto dall’inno di Mameli. «Ho inventato una delega simile anche a Sant’Agostino, per la Filarmonica San Carlo. Si tratta di dare il doveroso riconoscimento a tradizioni che hanno più di un secolo di storia».
Sugli incarichi nelle partecipate, un messaggio tranquillizzante. «Non siamo a caccia di poltrone, non ne abbiamo bisogno. Ogni rappresentante del Comune sarà valutato a scadenza di mandato per meriti e risultati, indipendentemente dall’appartenenza politica o da chi l’ha nominato». E sulla fusione in corso tra Area e Cmv, l’ex municipalizzata in cui il Comune di Cento ha un peso preponderante? «Ciò che è stato avviato va avanti, per coerenza – risponde Toselli che da primo cittadino di Sant’Agostino ha seguito l’iter in prima persona – ma approfondiremo la questione in maggioranza, perché ci sono modifiche e migliorie che possono essere richieste». Due passi in centro bastano a chiarire che la vista dei sacchetti depositati sui marciapiedi proprio non gli va giù.
Toselli sarà ufficialmente sindaco oggi, a mezzogiorno. Era abituato a ritmi diversi: «Le altre volte sono stato proclamato la notte stessa degli scrutini. Qua non ho capito perché no, e perché il lunedì si sono presi un giorno di riposo... aspettiamo». Aspettare, verbo che il sindaco vorrebbe abolire.
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