Bonifica insufficiente «Intervenga il ministero»
Le “bombe d’acqua” mettono a nudo la rete impiantistica vecchia e limitata Guidi (Confagricoltura): emergenza infrastrutture, appalti gestiti dal governo
Gli agricoltori sono i più preoccupati delle bombe d’acqua che hanno seriamente rischiato di alluvionare il Ferrarese attorno e a sud del capoluogo, ma il problema degli impianti di bonifica ormai insufficienti non può essere affrontato solo da loro. Tanto che il codigorese Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura, invoca ormai apertamente l’intervento del ministero delle Infrastrutture.
I 260 milioni di metri cubi smaltiti in un solo mese sono troppi per gli attuali impianti. Non a caso il Consorzio di Bonifica chiede con insistenza interventi per 40 milioni. Siamo in emergenza?
«Ancora non si è capito se questi stress climatici sono la nuova normalità o un’anomalia, seppur duratura. In ogni caso gli agricoltori stanno già cambiando le tecniche colturali, visto che inverni con il ghiaccio, un bell’aiuto per preparare i terreni, ormai non li abbiamo più, e la coltivazione della vite, ad esempio, si sta spostando verso zone alpine. In questo quadro dobbiamo preoccuparci della nostra rete delle bonifiche, che è vecchia almeno di 50-60 anni: da quanto tempo non si scava un canale nuovo a Ferrara? L’ultimo impianto costruito, a Codigoro, ha ormai vent’anni ed è tarato per 40. Ma il problema è a valle, visto che la rete che porta fuori l’acqua è insufficiente e il Volano andrebbe dragato».
Come si possono mobilitare le risorse necessarie?
«Gli agricoltori hanno deciso di stanziare ad opere della bonifica l’intero ammontare dei fondi Pac IIº pilastro, circa 400 milioni di euro. Si tratta, però, di un intervento non solo insufficiente, se si pensa appunto che Ferrara chiede 40 milioni, ma ormai nemmeno più centrato. È una sconfitta dover ricorrere ai fondi per l’agricoltura, qui non si tratta più di servire le campagna ma di salvaguardare la sicurezza idraulica dell’intero territorio. Cambiamo anche nome, non chiamiamola più bonifica ma opere pubbliche se serve».
Lei è un ex amministratore consortile: vuole tagliare fuori il Consorzio di Bonifica?
«Dico che si potrebbe affidare i lavori direttamente al ministero delle Infrastrutture, non dell’Agricoltura, e poi la gestione al Consorzio, che ha un ruolo fondamentale ma potrebbe ad esempio essere più flessibile: ormai d’inverno si può lavorare, mentre nelle stagioni intermedie succede quanto abbiamo visto».
Un cambio di mentalità prima ancora che finanziamenti.
«Siamo troppo lenti, non bisogna aspettare l’alluvione per intervenire. Serve una volontà politica comune, queste opere non vanno bloccate come in passato perché non si sa dove portare la terra di riporto o non si vuole modificare il paesaggio costruendo un nuovo canale: è salvaguardia ambientale. E poi m’infurio quando forze politiche esultano per l’applicazione dell’Imu ai Consorzi di Bonifica: significa tassare tutti noi, come si è visto con le nuove cartelle». (s.c.)
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