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«Lidò occupato da abusivi Sicurezza a rischio»

di Annarita Bova
«Lidò occupato da abusivi Sicurezza a rischio»

Nonnato, presidente del Consorzio di Nazioni: il Comune intervenga subito Tomasi (Lega): non ci sono nemmeno i bagnini in quel tratto di spiaggia

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LIDO NAZIONI. «Adesso lo scrivete. Scrivete tutto per filo e per segno perché noi non ne possiamo più e qualcuno deve prendersi le proprie responsabilità». È un fiume in piena il presidente del Consorzio dei commercianti di Lido Nazioni Gianni Nonnato che, in sella alla sua bicicletta, punta il dito contro quello che è rimasto di uno dei luoghi che hanno scritto la storia della costa: il Lidò.

Il 7 giugno l’ex-Bagno, per la seconda volta nel giro di un mese e mezzo, è tornato all’asta ma a quanto pare nessuno si è fatto avanti. «Qui è uno schifo, un vero e proprio schifo - tuona Nonnato - Per fortuna sono arrivati a chiudere con delle reti perché sul quella terrazza ci dormivano non so in quanti, gli stessi che continuano a utilizzare i bagni e non mi fate andare avanti per piacere». A dare sostegno anche la rappresentante della Lega Nord Maura Tomasi: «I problemi sono diversi. In primo luogo è inaccettabile per chi in questo posto vive, lavora e investe ogni giorno soldi ed energie avere davanti agli occhi un simile scempio - fa presente la Tomasi - I proprietari o chi per loro dovrebbero quindi provvedere immediatamente alla messa in sicurezza del sito, magari chiudendo con delle reti, non solo per tenere lontano dagli occhi una roba indecente, ma soprattutto perché qualcuno può farsi male davvero».

Nelle passate stagioni, i titolari dei Bagni confinanti, in collaborazione con la cooperativa dei bagnini, si sono assunti l’onere dei costi per la sorveglianza del tratto di mare di pertinenza dell’ex Lidò. «Quest’anno non possiamo farlo - sottolinea Nonnato - questo significa che in questo tratto di spiaggia, dove arrivano sempre più persone perché è ormai libero, si rischia ogni giorno». La vicenda è monitorata dal Comune che, come ha spiegato l’assessore Sergio Provasi nell'ultima seduta di consiglio comunale, «è seguita da un curatore fallimentare che ha lo studio a Bergamo. Dopo numerosi tentativi, finalmente siamo riusciti a contattare il curatore fallimentare – ha aggiunto Provasi – al quale è stato chiesto, nelle more del suo incarico, di occuparsi della messa in sicurezza del sito». Non solo, un passo decisivo compiuto dal curatore fallimentare è consistito nel ripianamento delle pendenze dovute ai canoni demaniali arretrati, «senza la qual cosa non sarebbe stato possibile proporre l’ex Lidò all’asta», ha puntualizzato Provasi. Ma perché nessuno vuole comprare il Lidò? Eppure il prezzo, attorno ai 200 mila euro, è più che appetibile. La risposta è semplice: il Bagno (così come anche il Prestige) è stato realizzato su una sorta di cordone realizzato dall’Istituto tecnico di bacino per difendere la terra del mare, visto che il quel punto l’erosione è molto forte. Questo significa che, in caso di necessità (e viste le ultime mareggiate l’ipotesi non sembra poi così lontana) la Regione potrebbe anche chiedere la demolizione della struttura a tutela del territorio. E chi accetterebbe mai un rischio simile? «È sempre tutto un gran pasticcio - commenta la Tomasi - Chiedono di investire...sì, ma come? A che prezzo? Ne vale davvero la pena?».

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