Nuovo Senato e referendum dibattito a colpi di sì e no
Pro o contro, sì o no. Il momento delle verità e delle urne di ottobre si avvicina per il referendum costituzionale. Del tema si è discusso ieri al Ridotto del Teatro Abbado, nel corso di un incontro...
Pro o contro, sì o no. Il momento delle verità e delle urne di ottobre si avvicina per il referendum costituzionale. Del tema si è discusso ieri al Ridotto del Teatro Abbado, nel corso di un incontro organizzato da Comitato Ferrara per la Costituzione e Anpi, moderato dal direttore della Nuova Ferrara Luca Traini. Risolutamente contrario al testo approvato in parlamento è Alessandro Somma. «È pasticciato e forse inapplicabile - esordisce il docente di Sistemi giuridici comparati a Unife -, alimenta l'antipolitica con la democrazia che cede terreno all'invadenza del mercato. Piuttosto, non avrei nulla in contrario se si fosse passati al monocameralismo: invece qui c'è il rischio di enormi conflitti di attribuzione tra le due Camere. E il collegamento con una legge elettorale dai notevoli profili di incostituzionalità, non prevedendo di fatto una soglia per il premio di maggioranza, va fatto. Renzi ha impostato una campagna del tutto politica e cesarista, dicendo che se perde va a casa». Di parere diverso Andrea Morrone, ordinario di Diritto costituzionale a Bologna: «Vedo il bicchiere mezzo pieno, questa riforma non è l'anticamera dell'autoritarismo né tantomeno del fascismo. Interviene per risolvere i problemi dell'instabilità dei governi e della confusione tra le competenze dei diversi livelli: mantenere il Senato era l'unico modo di rivitalizzare il regionalismo. E non si tratta della riforma di Renzi - aggiunge Morrone -, il contesto è quello dei referendum approvati in passato contro la legge proporzionale e per la democrazia maggioritaria, della fine del patto costituente dopo il crollo del muro di Berlino e della rielezione alla presidenza di Napolitano». Dal versante del sì Sara Lorenzon (ricercatrice al Dipartimento di Giurisprudenza a Unife) dice che «mi lascia perplessa chi parla di effetto combinato tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale: sull'Italicum la partita va giocata su altri livelli. Il punto è che il bicameralismo si è impantanato: al Senato sarà importante che gli eletti rappresentino effettivamente gli interessi delle regioni e non quello dei partiti di riferimento». Voterà no invece Lidia Menapace, che torna ad altre atmosfere storiche: «Ricordare la scrittura della Costituzione - racconta la 92enne già partigiana e senatrice - è un saldo fondamento di speranza per affrontare anche le condizioni più difficili. La Carta è un dato fondativo stabile, un punto di riferimento non ballerino. Ricordo quanto abbiamo partecipato all'epoca e non è vero che oggi l'Italia è un paese morto, vinto o arreso: dentro di noi c'è la possibilità di dire no, non mi convince».
Fabio Terminali
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