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Sebastian, trasloco-odissea Incaglio e allagamenti

Sebastian, trasloco-odissea Incaglio e allagamenti

Imprevisti e brividi nel trasloco, alle 17.10 il pianto di gioia della titolare

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Tutto è bene quel che finisce bene, per citare il mitico fumetto Nick Carter, e così alle 17.10 di ieri il barcone bianco e azzurro del Sebastian Pub è entrato nella sua nuova casa, cioè il pontile di fronte al Cus Ferrara. Ma che avventura è stata questo trasloco su acqua da centro della Darsena di San Paolo, con l’atto finale, giunto dopo quattro anni di tira-molla, assolutamente all’altezza dei precedenti. Il pesantissimo barcone, infatti, una volta disincagliato dal fondale melmoso che lo imprigionava da decenni, non ne voleva sapere di farsi condurre docilmente dal piccolo rimorchiatore fatto venire apposta da Porto Viro. Si è prima incagliato di nuovo, e pesantemente, vicino alla riva sud, in mezzo alla Darsena, inclinandosi pure su di un fianco, e quando lo sforzo congiunto di pontone, imbarcazioni e ruspe da terra è finalmente riuscito a riportarlo sulla rotta giusta, ci ha provato un’altra volta a impuntarsi. Ma questa volta il traguardo era così vicino che la sua resistenza è stata vinta con facilità.

L’operazione-trasloco, le cui premesse erano state poste da un’ingiunzione del tribunale risalente al 2012 e che il Comune considera il primo atto del risanamento della Darsena, è iniziata abbastanza puntualmente, verso le 10, dopo un rinvio dovuto alla difficoltà a raggiungere il giusto livello dell’acqua. Poco pubblico rispetto alle potenzialità dello “show”, una dozzina di umarelles in versione nautica, più qualche addetto ai lavori. Il piano coordinato da Sebastiano Padoan, ingegnere nautico che ha certificato nei giorni scorsi la capacità di navigazione del barcone, è semplice: al motopontone della ditta polesana Finotti toccava il primo strappo, per disincagliare il Sebastian e portarlo all’interno del canale scavato nei giorni scorsi, poi il rimorchiatore doveva completare l’opera. Le cose però non sono andate come previsto, perché la corrente all’interno della Darsena si è velocizzata con la movimentazione dell’acqua pilotata da Valpagliaro, e il barcone appena liberato se l’è presa lungo l’intera fiancata, iniziando a spostarsi verso la sponda sud e verso valle.

Il rimorchiatore ci ha provato a fermare l’inerzia, sbattendo pure contro un albero della riva, ma il poco pescaggio di quel tratto di canale non ha aiutato. Risultato: il Sebastian si è adagiato sulla secca ai bordi del canale di trasloco, di poppa, con tanto di timone messo di traverso, e operai e tecnici hanno cominciato a sudare freddo. «C’è qualche problema ma è risolvibile, ci vorrà solo del tempo in più» certificava verso le 11 Claudio Fornasari, della Thetis costruzioni di Poggio Renatico, respingendo i dubbi serpeggianti tra gli astanti sull’efficacia delle operazioni di dragaggio dei giorni scorsi: «Abbiamo scavato un canale profondo tre metri, come il pescaggio del barcone (in più c’era il livello dell’acqua salito di 60 centimetri, ndr), c’è stato però lo spostamento dalla rotta prevista». La ditta poggese, peraltro, è attesa all’Isola del Giglio per partecipare alle operazioni di bonifica connesse alla Concordia.

Tira e spingi, il “piccolo” inconveniente ha bloccato il trasloco per diverse ore. Il motopontone non è riuscito a dare un secondo strattone, il rimorchiatore appariva agli occhi dei non addetti ai lavori un moschino alle prese con l’elefante e si è spezzato più volte il cavo collegato a una ruspa con il quale, da terra, si tentava di strattonare il barcone. Il quale, a sua volta, stava cominciando a imbarcare un po’ d’acqua da fessurazioni della chiglia non perfettamente saldate (la lamiera profonda ancora 12-13 centimetri garantiva comunque la galleggiabilità). Ad un certo punto il nervosismo è stato inspessito dalle notizie di allagamenti nelle golene a valle, tanto che il Servizio di bacino avvertiva: non ci sarà un’altra occasione, il trasloco va completato entro la giornata.

Verso le 16 lo sforzo comune è stato premiato, e il Sebastian è tornato a galleggiare nella direzione giusta. L’ultimo intoppo, come detto, è stato superato senza altri patemi e anche Valpagliaro ha potuto riaprire, concedendo respiro ai residenti in golena.

Due minuti dopo l’approdo Ilaria Stecca, titolare assieme al fratello del barcone, ha potuto sciogliersi in un pianto liberatorio: «Non ho dormito per tre giorni ma non ho mai avuto paura di non farcela. Devo ringraziare la squadra che ha lavorato con me, 6 persone splendide, e l’ufficio comunale di Barbara Bonora e Davide Tumiati. Ho letto brutti commenti su Fb, sappiate che i 110mila euro del trasloco li abbiamo spesi noi, che diamo lavoro a 11 persone da 24 anni. Vogliamo riaprire quanto prima, sabato prossimo. Brindisi? Il Franciacorta ce lo siamo tenuti per l’inaugurazione ufficiale, il 13 luglio».

Stefano Ciervo

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