Ferrara, respinta la maggioranza delle richieste di asilo
Il prefetto: non hanno i requisiti, quasi tutti vengono da paesi non in guerra. La commissione di Bologna ha cambiato metro di giudizio, si attende l’appello
FERRARA. Il sistema dell’accoglienza ferrarese attualmente gestisce 592 richiedenti asilo, e la notizia buona è che nell’ultimo trimestre la situazione si sta equilibrando, «tante persone arrivano, tante ne escono avendo ottenuto il permesso di soggiorno elettronico» è la contabilità di Annalisa Berti, responsabile Asp per l’accoglienza. La notizia cattiva è che «le domande della maggioranza dei richiedenti asilo della nostra provincia, nessuno dei quali proviene da paesi in guerra come Iraq e Siria, ma in gran parte dell’Africa subsahariana, viene respinta dalla commissione di Bologna, perché non hanno le condizioni per essere accolte» è l’informazione che il prefetto Michele Tortora ha condiviso con la platea del convegno sui rifugiati, ieri in Castello. Ma come, non si era detto finora il contrario, cioè che oltre l’80% dei richiedenti asilo ospitati a Ferrara ottenevano uno dei tre riconoscimenti, cioè il permesso per motivi umanitari (2 anni), protezione internazionale o sussidiaria (5 anni)? «In effetti le cose sono cambiate dal febbraio scorso, quando c’è stato un avvicendamento al vertice della commissione e non si è più considerato sufficiente come requisito il fatto di essere stati salvati in mare - spiega Jacopo Sarti (Camelot) - Così in effetti si è ribaltato l’esito delle domande: ora bisogna vedere cosa deciderà il tribunale di Bologna, nei ricorsi, ma bisogna aspettare 4-6 mesi».
Si tratta di una cattiva notizia ovviamente per i rifugiati, ma anche per la comunità ferrarese, che si ritrova a gestire l’accoglienza di persone senza grandi prospettive per il futuro. «Nella migliore delle ipotesi i nostri richiedenti asilo possono contare su permessi di due anni, ma poi non s’integrano» ha incalzato il prefetto.
Fino ad oggi, peraltro, la formula d’accoglienza alla ferrarese fatta di spalmature degli arrivi sulla «gran parte dei Comuni che si mostrano collaborativi» ha riconosciuto il rappresentante di governo, ha funzionato: nessun problema di sicurezza e ordine pubblica, contesto «sereno e dignitoso», pochissimi provvedimenti di allontanamento. Tra le criticità individuate da Tortora, oltre alla lunghezza del processo decisionale (2 anni appello compreso), c’è lo scarso sviluppo dei lavori di utilità sociale per i profughi volontari. Il prefetto non ha ripetuto il monito di qualche tempo fa ai Comuni non collaborativi per l’accoglienza, anche se la mappa aggiornata conferma il peso preponderante di Ferrara (377 ospiti più 73 all’hub) con buchi come Portomaggiore, Sant’Agostino e Bondeno (1 accolto, quest’ultimo, zero gli altri). E il nuovo sindaco di Cento, che ospita 21 persone, è Fabrizio Toselli, l’ex di Sant’Agostino.
Il progetto Sprar, quello post-emergenza, risulta «piuttosto saturo» ha avvertito Berti, mentre arrivano persone anche via terra: 130 nel 2015. Chi è accolto, ha ricordato Michelina Pignataro, dovrebbe essere stato fotosegnalato due volte, ma questa pratica è un limite per chi vuole poi lasciare l’Italia. (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
