Voghenza, i mille anni di San Leo
Apre nel santuario la mostra storica, alla presenza dei sindaci e del vescovo
VOGHENZA. La seconda parte del Millenario di San Leo a Voghenza inizia questa sera. Nel santuario dedicato al santo scalpellino, alle 20,30 sarà aperta la mostra “La pietra e l’anima”, un intenso viaggio storico-religioso nell’universo di San Leo dal suo arrivo a Rimini dalla Dalmazia fino ai giorni nostri a Voghenza. In mezzo, secoli di devozione e arte nata dalla sua incessante attività nel Montefeltro. All’apertura di stasera parteciperanno i sindaci Cavicchi di Voghiera e Guerra di San Leo, oltre a monsignor Negri, che assisteranno poi al concerto sacro.
«Abbiamo riorganizzato l’intera documentazione storica - spiega Paolo Benetti, assessore alla cultura di Voghiera - dall’arrivo in Italia insieme a San Marino. Quest’ultimo è rappresentato come un laico, mentre San Leo come un vescovo, probabilmente per un’investitura papale. La mostra parla della sua vita e della tradizione nei secoli dopo la morte». I pannelli, inseriti in un percorso dietro l’altare della chiesa attraverso il coro dove si trova il sarcofago, sono stati realizzati con la collaborazione dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ferrara-Comacchio, con la supervisione di Laura Magni. «La storia della traslazione, ovvero l’arrivo nel 1016 delle spoglie dal Montefeltro accompagnate dal carro imperiale di Enrico II e dirette in Germania, pare attendibile, pur non avendo documenti comprovanti difficili da reperire. Questa si ritrova nella seconda parte del percorso, dove si risponde alla domanda sulle motivazioni del passaggio dell’Imperatore per Voghenza. Qui vi era il passaggio della Romea Germanica, una via di pellegrinaggio poco conosciuta, ma nota agli studiosi, che da Roma passava per Forlì-Ravenna, Voghenza e Ferrara fino al Nord-Est Europa. Era contrapposta alla via Francigena, percorso parallelo verso Nord-Ovest». Interessante anche il pannello sulle analisi delle reliquie, attestate al 1599, 1872, 1916 e 1951. «Nel 1872 è stato redatto un documento verbale presente negli archivi parrocchiali, riportato sui pannelli. Sono stati tolti i sigilli alla cassetta di legno: dentro vi erano resti ossei. Nel 1951, è stata aperta un’urna esterna della chiesa e recuperata una placca del cranio, poi donata a San Leo, su richiesta del vescovo di Montefeltro». (e.m.)
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