«Ci spostiamo grazie agli autisti volontari»
Caso Jolanda, viaggio con l’associazione nelle frazioni isolate
di Samuele Govoni
JOLANDA DI SAVOIA
L’appuntamento è per le 8,20 del mattino davanti al municipio di Jolanda di Savoia, piazza Unità d’Italia. Dopo un viaggio di circa tre quarti d’ora attraverso la campagna ferrarese, raggiungiamo la nostra meta per poi ripartire quasi immediatamente.
«Questa mattina andiamo alle Contane, non molto lontano da qui. Andiamo a prendere il signor Enzo Zambelli che ha bisogno di noi per andare a una visita oculistica a Portomaggiore». A parlare è Corrado Morsiani che, insieme alla moglie Susanna Pisciotta, svolge da cinque anni l’attività di autista volontario. Il servizio, nato a inizio anni 2000, è importante per il territorio perché aiuta gli anziani non più automuniti o autosufficienti negli spostamenti, a recarsi dove devono. Che sia andare dal medico per una visita o all’ospedale per un controllo o un esame, gli anziani di Jolanda di Savoia sanno che possono contare sui “loro” autisti. Il territorio comunale si estende per una superficie decisamente vasta: 110 chilometri quadrati. E i volontari li percorrono tutti se necessario. Al contrario del servizio autobus e taxibus Tper che in certe zone non ci arrivano. Le Contane, è una di queste. Alle 8,30 saliamo a bordo del furgoncino munito anche di pedana automatica e partiamo. Dal centro alla località in cui abitano i coniugi Zambelli ci sono appena nove chilometri ma, per chi non è abituato a trovarsi la pianura più nuda davanti a sé, possono sembrare molti di più. Lasciamo la Strada Provinciale e ci infiliamo in una piccola via secondaria; qualche casa, un orto, un cagnolino che corre e una bambina che gioca. Una donna ci aspetta sulla porta.
«Se non ci fossero loro - afferma Piera Reggiani - non sapremmo proprio come fare». Piera ha ottant’anni ed è la moglie di Enzo, un signore di due anni più grande. Loro nel Basso Ferrarese non ci sono nati, e nemmeno cresciuti. Ci sono capitati poco meno di nove anni fa, quando la terza età non era già più un miraggio.
«Noi vivevamo nel Modenese, a Nonantola, non avremmo mai pensato che saremmo venuti a passare gli anni della vecchiaia qui. Un posto bellissimo, per carità, ma visti i malanni e gli acciacchi dell’età le cose si fanno complicate per noi». Nel frattempo, dopo i saluti e qualche chiacchiera informale, l’uomo viene caricato sul mezzo dei volontari.
«Se non ci fossero loro - spiega Enzo dal retro del furgone - specialmente qui alle Contane la gente non saprebbe come fare. È un servizio di cui “purtroppo” noi usufruiamo abbastanza spesso. Possiamo dire che queste persone sono “la nostra salute” perché non è solo un servizio di trasporto come può essere quello offerto da un taxi o da un bus, è molto di più: è un servizio di grande umanità».
Sono più o meno le 9,10 e il viaggio verso Portomaggiore prosegue senza particolari difficoltà. Il traffico qui non è di casa. «Purtroppo con il vicinato - spiega la coppia - non c’è molto dialogo. Può sembrare strano perché in una piccola realtà come le Contane forse si è portati a pensare che la gente tende “a fare quadrato”, ad aiutarsi a vicenda come in una piccola comunità; spesso non è così. La campagna unita come la conoscevamo noi non c’è più». Sono stati i casi della vita a portare Enzo e Piera dalle parti di Jolanda di Savoia.
«Eravamo venuti per stare un po’ più vicini a nostro figlio che dopo un matrimonio andato male aveva scelto di cambiare vita e si era trasferito qui. Poi però - racconta l’anziana - se ne è andato via, ora abita alle Canarie e noi siamo rimasti qui, soli».
La storia della coppia che lo scorso aprile ha festeggiato i 61 anni di matrimonio, è un po’ lo specchio di tante altre vite sparse sul territorio. Sono tante le persone che, giunte a una certa età, hanno bisogno di affidarsi agli altri per compiere attività che fino a qualche anno prima potevano tranquillamente compiere da sole. Soprattutto se si vive lontano dal centro.
«Il servizio è attivo sempre, sette giorni su sette e anche durante le feste se necessario. Capita la settimana che - spiega Morsiani - facciamo cinque o sei servizi, ma capita anche quella in cui ne facciamo due al giorno. Siamo comunque contenti di esserci e di apportare il nostro contributo. Crediamo sia giusto mettere a disposizione un po’ del proprio tempo per aiutare le persone. È una cosa che, per primi, fa stare bene noi». I minuti passano, e con essi anche i chilometri. Superati San Vito e Maiero, Portomaggiore non è più così lontano. Anche se, una volta arrivati a destinazione, ci rendiamo conto di aver percorso già più di trenta chilometri. Raggiunta la destinazione il mezzo si ferma proprio a pochi passi dall’ingresso della struttura. Piera e Susanna scendono dal mezzo, Corrado aiuta Enzo e poi sposta il furgoncino qualche metro più in là. Sulla fiancata di esso compare la scritta Carife perché fu la cassa di risparmio di Ferrara, a donare l’autovettura al Comune di Jolanda di Savoia nel 2006.
Accanto allo stemma comunale, il logo della banca passa quasi inosservato. Non per una donna che si trova a passare di lì proprio in quel momento e che dice tra sé e sé, ma abbastanza forte per farsi sentire: «Carife, piuttosto che spendere i soldi così e regalare le macchine, dovrebbe ridarmi i miei soldi». Affermazione di cattivo gusto, dettata probabilmente dall’esasperazione.
A Piera e ai due volontari però questa cosa non va giù, ne nasce un piccolo battibecco. Enzo seduto sulla sedia a rotelle quasi non ci fa caso, sta pensando alla sua visita e probabilmente a qualcos’altro.
«Sarà pure un servizio utile - dice la donna reincarando la dose - ma intanto i miei soldi non me li ridà più nessuno».
«Parla senza sapere», taglia corto Piera. Poi insieme al marito e a Susanna entra per la visita. Corrado resta fuori ad aspettarli, pronto per riportarli a casa e a ripartire per dare un piccolo, ma grande, aiuto a un’altro concittadino in difficoltà.
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