Indica e Japonica effetti a catena sul mercato del riso
Cenacchi (Confagri): mettere i dazi su import da Cambogia Per Arborio e Carnaroli adesso si rischia un calo del prezzo
Fermento nel comparto risicolo per il difficile e contrastato problema relativo all'aiuto accoppiato a sostegno dell'Indica. «Si tratta di una tematica che apparentemente non tocca direttamente la nostra provincia, poiché tale varietà viene coltivata prevalentemente in Piemonte e Lombardia - spiega Giampaolo Cenacchi, presidente della sezione Riso di Confagricoltura Ferrara e vicepresidente della sezione risicola di Confagricoltura Nazionale. «Tuttavia va considerata la contingenza del mercato internazionale che sta invadendo i confini italiani e che ha creato una situazione di surplus di Indica molto importante». A generare questa situazione le continue importazioni a dazio zero di prodotto dalla Cambogia e dal Myanmar (ex Birmania), paesi che beneficiano di un particolare regime preferenziale negli scambi con l'UE. «Si tratta di un vero e proprio sistema di concorrenza sleale contro cui da tempo la filiera italiana del riso chiede che la Commissione UE applichi la clausola di salvaguardia e ripristini i dazi. Conseguenza: i risicoltori si stanno spostando verso il gruppo varietale Japonica, come ad esempio il pregiato riso Carnaroli, che riesce a spuntare prezzi più remunerativi sul mercato rispetto ai 29 euro al quintale dell'Indica. Purtroppo questa "migrazione" sta influendo negativamente la quotazione dello Japonica che ha cominciato a scivolare verso il basso. La varietà Japonica è una varietà interna che comprende Arborio, Carnaroli e Baldo: varietà che si coltivano principalmente nel nostro territorio».
Quello che si prospetta, quindi, è uno scenario nel quale si rischia una pesante sovraproduzione di varietà interna: «Come Confagricoltura abbiamo elaborato una proposta di azione perché si raggiunga l'obiettivo primario di non deficitare l'equilibrio del nostro mercato italiano. Al vaglio del Ministero, il piano di azione prevede che venga erogato un contributo accoppiato ai produttori che dedicano una determinata percentuale di ettari alla produzione della varietà Indica». Questo allo scopo di incentivare la coltivazione di Indica mantenendo in produzione un numero di ettari sufficiente per le esigenze della filiera. «Il futuro della risicoltura - conclude Cenacchi, che ricopre anche il ruolo di vice presidente del Consorzio di Tutela del Riso del Delta del Po IGP - sarà sempre più legato ai contratti stipulati tra produttori e industria che garantiscano un vantaggio per entrambe le parti. Un esempio virtuoso è rappresentato dai produttori del Riso del Delta del Po IGP che hanno stipulato contratti annuali con una delle maggiori riserie italiane, che opera nella nostra provincia: in questo caso il prezzo del risone viene formulato attraverso una media dei listini massimi del mercato di Bologna, che vanno da settembre a luglio dell'anno successivo, più un contributo di 7 euro al quintale, quindi ai produttori viene garantito un prezzo minimo che corrisponde circa a 52,00 euro al quintale». Tutto questo per garantire ai produttori un introito fisso e all'industria una certezza sugli approvvigionamenti.
Andrea Tebaldi
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