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Pasini chiude le porte e gli operai restano a casa

CODIGORO. La storia industriale e produttiva dell’azienda Pasini Porte di Codigoro è arrivata al capolinea. Infatti, da giovedì scorso, 23 giungo, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Ferrara...

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CODIGORO. La storia industriale e produttiva dell’azienda Pasini Porte di Codigoro è arrivata al capolinea. Infatti, da giovedì scorso, 23 giungo, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Ferrara che ha contestualmente nominato il curatore.

A gestire la delicata fase degli adempimenti successivi al fallimento, comprese le procedure di licenziamento dei dipendenti, della storica azienda codigorese, che iniziò la propria attività nel 1969, è stata designata curatrice, la professionista Debora Bianchi, dottore commercialista e revisore contabile, con studio a Ferrara.

«Ho già preso contatti con la curatrice - ci ha detto, il sindacalista Fillea Cgil, Luca Liguori - ed abbiamo concordato di vederci domani per valutare come si possa procedere per affrontare questa vicenda, soprattutto nell’interesse dei 17 lavoratori».

Tra l’altro il 24 giugno è cessata la cassa integrazione per tutti i lavoratori. Così, gli operai coinvolti non potranno contare sullo stipendio e neppure su altre indennità. Per questo, in questa delicata fase, diventa importante conoscere la data ufficiale indicata dalla professionista incaricata, per il licenziamento».

«Infatti - ha sottolineato Liguori - solo da questa data giorno ufficiale potranno iniziare le pratiche per presentare le conseguenti domande di mobilità da inoltrare entro 68 giorni dal licenziamento. Per questo, organizzeremo a Codigoro degli incontri specifici».

In questa fase importante per il destino degli operarti coinvolti, «I nostri patronati - ha concluso il sindacalista - si attiveranno per aiutare i lavoratori nella redazione delle domande». Intanto «è già stata fissata al prossimo 12 ottobre, la data per accertare l’entità dei creditori tra i quali sono ricompresi anche i 17 lavoratori che attualmente sono privi di stipendio da due mesi e senza avere neppure ricevuto il trattamento di fine rapporto».

Piergiorgio Felletti

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