«Quando siamo arrivati era già sparito in acqua»
Il racconto dei bagnini della Cus salvataggio che hanno fatto il possibile «Hanno chiesto aiuto, ci siamo precipitati ma lui non c’era più»
LIDO ESTENSI. «Il primo a lanciare l’allarme per quei ragazzi in difficoltà, con uno finito in acqua, è stato il mio collega Fabio Tomasi, che li aveva visti scendere in acqua con il pedalò. Uno dei tre si è tuffato dal pedalò e non è più tornato a riva. A quel punto gli altri rimasti a bordo hanno chiamato aiuto e Fabio ed io ci siamo precipitati, ma non lo abbiamo più trovato». A raccontare quei drammatici minuti, durante i quali Vladut Vasile Savin, 22enne romeno, residente a Cerea (Vr) arrivato a Lido Estensi con degli amici, per una giornata di sole, a seguito di un tuffo da un pedalò preso a noleggio, è sceso in acqua, senza più risalire è l’assistente bagnante del Cus Salvataggio, Michelangelo Volpe, operativo alla postazione di salvataggio di fronte al Bagno 21, che, a bordo del moscone, è andato in aiuto dei ragazzi rumeni che erano in pedalò. «Arrivato da loro, al pedalò il ragazzo era già sparito sott’acqua e nel frattempo si è alzato un vento teso che ha portato all’innalzarsi delle onde, tanto che lo stesso pedalò si è spostato di diversi metri da punto in cui si trovava inizialmente. – ha ricordato Volpe - Il ragazzo è stato ritrovato dopo oltre due ore dai sommozzatori dei vigili del fuoco, il corpo, a seguito della corrente che si era formata per l’aumento del moto ondoso, si era spostato di diversi metri». Una volta recuperato, il giovane, esanime, è stato portato a riva, dove il personale medico dell’emergenza sanitaria, ha provato a rianimarlo, ma purtroppo ogni sforzo è risultato vano e si è dovuto dichiarare il decesso del 22enne. «A quanto mi hanno detto gli amici che si trovavano con la vittima – ha ricordato Volpe, insieme al coordinatore del servizio di salvataggio a Lido Estensi, Francesco Corradi – la vittima da qualche tempo frequentava una piscina, proprio insieme ad uno degli amici che si trovava a bordo del pedalò. Forse il ragazzo si è tuffato perché l’acqua non era molto profonda, forse un metro e mezzo, ma anche meno. Probabilmente pensava, di toccare subito terra con i piedi, invece, forse un avvallamento o una buca, ha aumentato la profondità. Probabilmente ha bevuto, si è fatto prendere dal panico. Mi è stato riferito che uno degli amici ha provato ad aiutarlo, ma si è inabissato subito, sparendo alla vista». Sulla spiaggia, tra i bagni 18 e 21, dove si è consumata la tragedia, un’amica dei quattro ragazzi ha assistito a tutta l’operazione di soccorso e quando si è resa conto che uno dei loro amici non ce l’aveva fatta la disperazione ha preso il sopravvento.
Maria Rosa Bellini
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