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L'Esercito in zona Gad? Per il prefetto non è necessario

L'Esercito in zona Gad? Per il prefetto non è necessario

Tortora: cento militari o poliziotti in più fanno comodo, la situazione però non è drammatica. Già inviati molti rapporti al Ministero. "Non si faccia l'equiparazione nigeriano uguale spacciatore". E intanto le forze politiche cittadine chiedono l'intervento dei militari.

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FERRARA. L’intervento dell’esercito in zona Gad, sollecitato da diverse forze politiche ferraresi?

ù«Se arrivano 100 militari o 100 poliziotti in più siamo contenti, la situazione è certo meritevole d’attenzione ma non drammatica». Pesa le parole, come impone il suo ruolo, il prefetto Michele Tortora, e trasmette la volontà di non drammatizzare, appunto, il confronto, alla vigilia dell’iniziativa della Lega Nord alla quale si sono aggiunte, con varie sfumature, Fratelli d’Italia, Forza Italia e M5S.

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«Le cose vanno messe nella giusta prospettiva, che è quella del centro, cioè del ministero - è il ragionamento di Tortora - È là che va presa la decisione su come affrontare la situazione di Ferrara, perché è al ministero che hanno il quadro più completo. Mi hanno chiesto una valutazione? Ma io ho già mandato numerosissime relazioni al ministero, quindi gli elementi a Roma ce li hanno già>.

<Ritengo che la situazione alla Gad sia appunto delicata, merita attenzione e non va sottovalutata, ma non è drammatica. Non siamo particolarmente angustiati, ecco». Non sembra esattamente un avallo alla richiesta d’invio di truppe, anche se Tortora si guarda bene dal fare confronti con la situazione di altre città dove sindaci sono sotto scorta per proteggerli dalla criminalità, «non conosco quelle situazioni, quindi non sono in grado di esprimere giudizi».

In occasione della Giornata del rifugiato il prefetto si era incaricato di chiarire aspetti delicati relativi all’accoglienza dei richiedenti asilo in città, che sono stati ripresi in termini polemici dalla Lega Nord.

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«È vero, confermo che la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo inviati a Ferrara si vedono respingere la richiesta dalla commissione regionale, ottenendo al massimo un permesso di due anni per motivi umanitari. Questa è una criticità, perché si rischia di avere in circolazione molte persone difficili da integrare. D’altra parte - è sempre Tortora a parlare - la questione è di difficile soluzione, perché è doveroso soccorrere in mare queste persone ma i rinvii in patria sono possibili solo in presenza di accordi con gli stati di origine, e ad oggi ne sono stati siglati con Egitto, Tunisia ma non con la Nigeria, da dove provengono molti dei richiedenti asilo ferraresi». Ma così non c’è il rischio di fornire manodopera al mercato dello spaccio?

«Non farei l’equiparazione nigeriano-spacciatore, ma certo se non riusciamo a dare una prospettiva a queste persone, il rischio che vengano reclutate per attività illecite cresce - conclude il prefetto - A prescindere quindi dalle politiche di accoglienza decise dal governo, è importante puntare sull’integrazione e sul dialogo con la comunità nigeriana».

Stefano Ciervo

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