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«Dilettanti allo sbaraglio sugli alberi»

di Marcello Pradarelli
«Dilettanti allo sbaraglio sugli alberi»

Tagliani: sull’esposto sono sereno, ma non sopporto le accuse al lavoro nostri tecnici. Ironia sul progetto “alternativo”

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È tagliente Tiziano Tagliani sulla questione dei 15 alberi segati e sulle azioni giudiziarie intraprese dagli oppositori. «Gli esposti non mi preoccupano, ne ho accumulati 27-28 tra Corte dei conti e Procura, sono sereno perché confido nell’intelligenza di chi li riceve e nella modestia di chi li manda. Sono invece preoccupato per i nostri tecnici perché il loro lavoro, la loro professionalità vengono dileggiati da qualche dilettante allo sbaraglio». È a questo punto della conferenza stampa che Tagliani prende in mano un fascicoletto che reca sul frontespizio “area di filtraggio per lo stadio..” e la data maggio 2014. È il famoso progetto alternativo al taglio degli alberi che martedì è stato propagandato da Tommaso Mantovani, insieme ad ambientalisti di varia estrazione e ad alcuni esponenti di M5S.

«Eccolo» dice Tagliani facendolo oscillare. Per evidenziarne lo spessore il sindaco lo mette di taglio e lo affianca ai 4 faldoni accatastati sul tavolo che raccolgono il lavoro fatto dai tecnici del Comune in questi mesi. Attende che i fotografi facciano il loro mestiere e affila altre frasi: «È un progetto complesso, che tiene conto delle indicazioni della Questura per la sicurezza, preoccupata per la gestione di tifoserie importanti che arriveranno a Ferrara per la serie B. Non siamo assassini di alberi, io e Modonesi non so quanti ne abbiamo piantati in questi anni (Modonesi s’inserisce: 356 solo nell’ultimo mese) senza che nessuno mettesse lumini, s’incatenasse, dicesse un solo grazie. Degli alberi da tagliare ne abbiamo parlato all’inizio di giugno e anche alla fine di maggio, se l’hanno imparato dopo e non hanno potuto organizzarsi per apparire in tv non è un problema nostro. Se il problema è farsi vedere in tv ci sono tante occasioni, dallo Zecchino d’oro all’Isola dei famosi. Sono stufo di perdere tempo con questa storia, ma non sopporto che si accusino i nostri tecnici di lavorare in modo superficiale». Aggiunge Tagliani che il progetto "alternativo" è stato elaborato quando la Spal era ancora in II divisione.

L’assessore Aldo Modonesi rincara la dose: «Questo “progetto non progetto” presentato in Questura l’abbiamo recuperato ieri, non ne sapevamo niente. È singolare che l’ente proprietario dello stadio non sia mai stato informato. Dal 2014, quando la Spal è stata promossa in Lega Pro, avremo fatto non meno di 40 riunioni della commissione di vigilanza sui problemi della sicurezza e non c’è stata una volta in cui qualcuno ci abbia detto di questo studio di fattibilità». Il nome dell’ingegnere che ne è autore non viene rivelato nemmeno nella conferenza stampa del Comune, in quanto non è lui il principale oggetto della polemica ma chi l’ha messo in mezzo.

Tagliani si alza e al suo posto - accanto ai faldoni - si siede l’ingegnere Lorenzo Travagli che ha firmato il progetto di adeguamento di stadio e dintorni: «Questo progetto è stato condiviso innanzitutto con la Questura e i Vigili del fuoco» dice. E che sia stata una fatica trovare la quadra lo si capisce dai numeri che Travagli fornisce: attorno allo stadio l’area di sicurezza (da non confondersi con l’area di filtraggio, che è più esterna) dovrebbe essere calcolata così: un metro quadrato ogni 2 persone. Poichè la capienza del “Paolo Mazza” è di circa 9.000 persone, l’area di sicurezza dovrebbe essere di 4.500 metri quadrati. Praticamente impossibile visto come e dove è incastonato lo stadio. Questo parametro ideale di un metro per 2 persone è stato rispettato unicamente per l’area degli ospiti (i tifosi delle altre squadre): «Qui la questura non ha concesso deroghe, ha voluto tutti i 600 metri quadrati, per poter gestire al meglio situazioni di emergenza». Sul resto si è limato: la riduzione delle aree di sicurezza è stata compensata con altre misure. Ad esempio con l’apertura di altre uscite di sicurezza: «E davanti alle uscite di sicurezza non ci possono essere bagolari», come aveva detto due minuti prima Tagliani e come ribadisce Travagli. A proposito di alberi Travagli informa che «inizialmente si prevedeva di abbatterne 32». Se ne deduce che la conquista della conformità del Paolo Mazza per la serie B è stata più sudata della promozione: «Siamo al limite» ammette l’ingegnere Travagli. Sul “progetto non progetto” dice una cosa sola: «Prevedeva i tornelli all’interno dello stadio, per la Questura è una soluzione inaccettabile». Respinge al mittente anche l’idea alternativa di chiudere le strade per creare le aree di filtraggio e di sicurezza: «Bisognerebbe installare ogni volta transenne alte più di due metri, in caso di emergenza i residenti rimarrebbe prigionieri in casa o non potrebbero entrarvi».

Per Modonesi l'unica vera alternativa era uno stadio nuovo da 30 milioni di euro: «Avremmo indebitato il Comune per altri 10 anni e per due anni la Spal avrebbe giocato a Vercelli». La parola Vercelli (stadio alternativo se il Paolo Mazza non è per qualsiasi motivo agibile) provoca una specie di orticaria al presidente della Spal Walter Mattioli: «Mi spiace per gli alberi, anche noi ne pianteremo degli altri, ma si tratta di interventi necessari per garantire la sicurezza. Il 3 settembre giochiamo la prima partita di serie B in casa, di Vercelli non voglio nemmeno sentire parlare».

L'assessore allo sport Simone Merli interviene sugli esposti: «Non è vero che abbiamo agito in fretta e furia, sono balle. Abbiamo deliberato la spesa di 1,7 milioni solo quando avevamo le certezza della serie B, Se l'avessimo fatto prima allora sì che si che si poteva configurare il danno erariale». E sullo stadio: «Giocare nel nostro vecchio stadio è anche una scelta politica. Se anche avessimo trovato uno che ci regalava 30 milioni per il nuovo stadio, poi che ne avremmo fatto del Mazza?».

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