Crac Costruttori, rientrano in gioco le società di revisione
Ferrara: i giudici della Cassazione confermano solo la condanna Spal, da rifare il processo per le altre bancarotte
FERRARA. Otto ore per cancellare a metà 13 anni di inchieste e processi. Otto ore impiegate dai giudici della V sezione della Corte di Cassazione per dire che il processo per il crac Coopcostruttori è in parte da rifare, davanti ai giudici di un’altra Corte d’appello. E che l’unica condanna che tiene è quella relativa al crac Spal, alla dissipazione dei soldi della coop investiti nella disavventura della serie B di Donigaglia e company, oltre 20 anni fa.
Torna indietro, dunque, il processo al crac Coopcostruttori, atteso dai soci coop truffati, consumati in questi 13 anni dalla speranza - non di aver restituiti soldi e fiducia, ormai sfumata - ma di avere almeno una verità. Che non c’è. Che non si trova nelle 21 righe scritte a mano su un foglio protocollo dai giudici nella sentenza letta ieri sera, alle 18, dopo quelle otto ore al chiuso per decidere. E’ solo la sintesi (dispositivo) della sentenza, ma già queste 21 righe indicano che il cuore del processo va messo in discussione, rivalutato, motivato di nuovo. Il nuovo processo che si farà a Bologna in corte d’appello si dovrà rifare per i reati legati al falso in bilancio, alle Apc emesse in modo irregolare e alle fatture false (i capi di imputazione più importanti), che per l’accusa portarono a fondo la Costruttori.
Processo da rifare anche per tutti quei soggetti che erano stati esclusi (perchè ritenuto inammissibile il ricorso della procura di Ferrara, alla quale ora viene data ragione), primi tra tutti i sindaci e i revisori dei conti (assolti): questo è forse il punto più importante per la ricerca di verità (e giustizia) dei soci coop truffati, aspetto su cui gli avvocati ieri si sono particolarmente soffermati, poichè «significa - spiegano Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello, avvocati di parte civile per i soci truffati - che dovranno essere nuovamente valutate le responsabilità penali dei sindaci e dei revisori».
Una lettura condivisa solo in parte dalle difese (avvocato Valgimigli, legale di Ricci Maccarini) sulle posizioni dei revisori rimessi in gioco («non vorrei fosse una vittoria di Pirro, solo formale e non sostanziale») che si soffermano sul punto centrale del processo: «La Cassazione ha riscritto e demolito la sentenza d’appello, annullando condanne e confermando assoluzioni, chiedendo ad altri giudici di rivalutare le posizioni degli imputati, seguendo la linea che leggeremo nelle motivazioni.
Insomma, se il processo si deve rifare, lo si rifarà solo sui punti in cui la Cassazione ha indicato vi siano stati errori, e dunque, come spiega Valgimigli, essendo questo un processo tecnico, in punta di diritto al 90% e solo al 10% su fatti, l’accusa avrà margini di manovra minimi: tradotto, il nuovo processo d’appello non potrà aprire nuovi scenari, ma soffermarsi solo sulle precise indicazione della Cassazione.
Chi si dice soddisfatto e non lo nasconde affatto è l’avvocato Pieraccini che assiste Dal Pozzo: «Per quanto ci riguarda abbiamo finito il processo», spiega con una battuta il legale: «sugli interessi (in nero, ndr) il reato è stato annullato, resta il fatto della Spal ma l’assoluzione confermata per Messidoro ci conforta».
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