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Le truffe di Mazzoni, processo infinito

Le truffe di Mazzoni, processo infinito

L’ex promotore Mediolanum cambia legale e costringe i giudici al rinvio: a settembre la sentenza per il buco di 12 milioni

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La sentenza può aspettare, così anche la giustizia per le centinaia di ex clienti truffati.

Il processo per la maxitruffa da quasi 12 milioni di euro dell’ex promotore finanziario Mediolanum Raffaele Mazzoni, diventa sempre più complicato e a complicarlo è lui, l’imputato, scappato da Ferrara oltre due anni fa lasciandosi alle spalle la voragine in cui sono finiti i risparmi di centinaia e centinaia di suoi ex clienti, per - appunto - una somma precisa di 11 milioni 303mila e 865 euro. Mazzoni ha infatti cambiato di nuovo avvocato e ieri mattina il nuovo difensore, d’ufficio, Alessandra Pisa, non ha potuto far altro che chiedere un rinvio per poter studiare il fascicolo dell’inchiesta, copioso e per nulla scontato, per poi concludere nella sua arringa difensiva per Mazzoni.

Sì, perchè, ieri secondo il calendario fissato, il processo si sarebbe dovuto concludere: appunto con l’arringa difensiva per Mazzoni e poi la sentenza del giudice Debora Landolfi, chiamata a valutare la richiesta dell’accusa, una pena di 9 anni di carcere. Tutto rinviato, di tre mesi, per Mazzoni, dopo aver cambiato ben tre avvocati diversi. «La mia richiesta di rinvio è dovuta alla mole del fascicolo e soprattutto è stata una scelta doverosa per il rispetto al processo», ha spiegato l’avvocato Pisa ieri mattina dopo aver incassato il rinvio al 26 settembre prossimo (ore 10.30) in cui dovrà concludere per Mazzoni. Mazzoni, ovviamente, non era in aula, non si è mai presentato in aula, e questa assenza è stata di nuovo rimarcata ieri mattina dall’avvocato Berlingardi, che assiste di Mediolanum, la banca di cui Mazzoni era promotore, chiamata in causa come responsabile civile (in caso di condanna di Mazzoni dovrebbe essere chiamata a rispondere dei danni subiti dai clienti): «La scelta di Mazzoni è stata quella di non metterci la faccia - ha spiegato il legale al giudice - di non comparire mai al processo se non nelle fasi finali (all’udienza di marzo, con dichiarazioni spontanee, inviate al tribunale con una lettera scritta, ndr) offrendo una versione creativa per stravolgere le prospettive e abusando del suo ruolo (di imputato,ndr) facendosi passare per vittima». Mazzoni chiese perdono, spiegò di aver fatto fronte alle forti perdite negli anni, usando i soldi raccolti dai suoi clienti. L’avvocato Berlinguari ha ancora sottolineato in modo netto per oltre un’ora e mezza nella sua arringa la assoluta differenza tra Mazzoni e banca: «La banca e l’imputato chiamato in causa non sono la stessa cosa, noi e Mazzoni non stiamo dalla stessa parte», ha sottolineato ricordando tra l’altro che Mediolanum è nel processo nella doppia veste di truffata (i soldi raccolti da Mazzoni dovevano essere girati alla banca che non li ha mai ricevuti, assistita da altro legale, l’avvocato Sirani) e come responsabile civile per i mancati controlli. «Noi abbiamo partecipato alle indagini e alla fase stragiudiziale, coprendo rimborsi pari a 2 milioni e mezzo di euro. Partecipato alla fase processuale in modo attivo», con la propria presenza, non come Mazzoni che ha scelto di non esserci. Ha poi ricordato che Mediolanum nei 12 anni di attività di Mazzoni non ha mai ricevuto segnalazioni da parte dei suoi ex clienti, ingannati, come la stessa banca.

Mazzoni era una «banca viaggiante», ha infine concluso il legale, nel senso che lui, come promotore, aveva una struttura esterna a Mediolanum e gestiva tutto in modo autonomo, viaggiando. La banca viaggiante Mazzoni andava dove la portavano i soldi dei clienti. E così carpendo la loro fiducia, Mazzoni ha inghiottito euro dopo euro, 1 milione di euro l’anno, 12 milioni in 12 anni di lavoro come promotore finanziario, anche abusivo. Per l’accusa il buco vale 9 anni di carcere, la a sentenza il 26 settembre. A meno che Mazzoni non cambi ancora avvocato.

Daniele Predieri

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