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Omicidio-suicidio, un biglietto per confessare

Omicidio-suicidio, un biglietto per confessare

Santa Maria Maddalena, Paolo Chiarioni ha scritto agli inquirenti: «Non serve indagare». Disposte le autopsie

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SANTA MARIA MADDALENA. «Non serve che indaghiate». È rivolto agli inquirenti, uno dei due biglietti scritti da Paolo Chiarioni prima di uccidere la madre e togliersi la vita. Il fratello del sindaco di Occhiobello ha voluto spazzare via in anticipo ogni dubbio, andarsene chiarendo dietro la sua morte e quella della madre non c’erano “gialli” o misteri da risolvere, solo una immane tragedia familiare.

I biglietti trovati dai carabinieri sul luogo dell’omicidio-suicidio - la villetta di via Luciano Lama a Santa Maria Maddalena dove Paolo Chiarioni viveva con l’anziana mamma - non contengono solo la confessione dell’uomo, ma rivelano anche che il suo non è stato un gesto dovuto a un raptus improvviso, ma il risultato di un lento stillicidio di solitudine, malattia e disperazione. Secondo la ricostruzione, dunque, Chiarioni ha soffocato la madre Leda Bianchi, di 87 anni, con un cuscino, poi ha assunto tranquillanti e psicofarmaci per stordirsi e allentare la sua capacità di reazione e infine, con buia fermezza, si è soffocato infilando la testa in un sacchetto di plastica legato con del filo elettrico. Così li ha trovati, ognuno nella sua stanza, la compagna di Paolo, Sergia, mercoledì mattina, preoccupata per l’anomalo silenzio dell’uomo.

Il magistrato Sabrina Duò della procura di Rovigo ha disposto l’autopsia, dalla quale si potrà anche capire se la tragedia sia avvenuta - come appare probabile - la sera di martedì o durante la notte, quando l’anziana stava dormendo. Solo al termine degli accertamenti medico-legali sarà possibile fissare la data dei funerali e l’inchiesta - aperta come atto dovuto - si avvia così all’archiviazione.

Paolo Chiarioni e Leda Bianchi avevano gestito per molti anni l’edicola di via Eridania. Le condizioni dell’anziana negli ultimi tempi si erano molto aggravate, al punto da costringerla su una sedia a rotelle. Ad accudirla c’era lui, Paolo, rifiutando ogni aiuto, anche quello di una badante, come ha spiegato il fratello Daniele, sindaco di Occhiobello, che ha annullato gli impegni istituzionali di oggi.

Nel secondo biglietto trovato dagli inquirenti, invece, Paolo Chiarioni ha indicato le sue ultime volontà come se, prima di abbandonare il mondo, non avesse voluto lasciare nulla di incompiuto: uno scritto per confessare l’omicidio-suicidio e spazzare via ogni altra ipotesi o illazione; e nell’altro una sorta di testamento, a confermare la lucida determinazione con cui ha deciso di porre fine alle sofferenze della madre e a una vita ormai troppo pesante da sopportare.

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