«Non abbiamo mai preso in giro i nostri soci»
Senza verità dopo 13 anni? Questo dovrebbe innescare dubbi sulle indagini portate avanti
«Non c’è ancora una verità dopo 13 anni? Dovrebbe far pensare questo, innescare dubbi sulle indagini portate avanti dagli inquirenti, procura e finanza»: Renzo Ricci Maccarini critica il passato e si fa forte del presente, con la sentenza della Cassazione che ha ribaltato tutto, annullato condanne, confermato assoluzioni, smentito accuse. «La Cassazione ha messo in discussione ciò che durante i processi siamo riusciti a far emergere. Chiaro non c’è ancora una sentenza che ci dia ragione, attendiamo la motivazione ma mi sento di dire che io, Renzo Ricci Maccarini, e noi Coop, non abbiamo falsificato bilanci, dichiarato il falso alle assemblee, preso in giro i soci».
Si fa forte, Ricci, soprattutto della requisitoria del procuratore generale, Luca Orsi, che ha rappresentato l’accusa nel processo, dando ragione alle tesi della Coop: «Un pg - ricorda Ricci - che si è preso la briga di guardare con la massima attenzione quanto scritto e detto negli altri processi e si è reso conto di una debolezza estrema in termini giuridici e pratici delle accuse che ci vengono rivolte da 13 anni». Si dice soddisfatto Ricci come il proprio legale (Lorenzo Valgimigli), in attesa della motivazione della sentenza per capire meglio: «Capire i binari su cui potrà, dovrà muoversi la nuova Corte d’appello nel giudicarci nel prossimo processo». Questo il futuro. Mentre Ricci si sofferma sugli ultimi risultati dei commissari straordinari di Coop che dopo il crac sono riusciti a raccogliere risorse per far fronte ai crediti privilegiati e anche chirografari (in parte): «I commissari hanno illustrato che dopo 13 anni potranno incassare altri 25 milioni di riserve tecniche per i chirografari. Ciò vuole dire che i contenziosi che noi facevano erano sacrosanti, sui cantieri Anas e Ferrovie». Questo era uno dei punti cardine dell’accusa, il falso in bilancio taroccato inserendo le riserve tecniche gonfiate: «Significa - chiude Ricci - che se io e Donigalia scrivevamo 5 in bilancio, una riserva certo poteva valere non quella cifra, ma almeno 3 o 4, non 0 come venne calcolato». Vecchie polemiche diventate accuse, di falso in bilancio. Oggi smentite. «Voleva dire che avevamo ragione - taglia corto Ricci - ma ora vedremo cosa ne penseranno i nuovi giudici».
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