«Non guiderò un partito e nell’Ue si cambi politica»
Ieri sera il sindacalista Maurizio Landini ospite d’onore alla festa della Fiom «Unire il mondo del lavoro e tutelare la Costituzione le battaglie prioritarie»
«Non guiderò la sinistra del Pd, faccio il sindacalista. Quando abbiamo proposto la coalizione sociale non abbiamo pensato a un partito. Il governo si è sbattuto degli scioperi e pensiamo che il problema sia unire il mondo del lavoro». Così ieri sera Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom, intervenuto ai festeggiamenti dei 115 anni della Fiom ha risposto ai rumors che periodicamente lo vogliono interessato alla politica e a capo di una coalizione a sinistra del Partito Democratico.
«Oggi la Cgil ha depositato un milione di firme per cancellare le riforme sbagliate, tra cui quella della scuola. Adesso c'è una battaglia da fare, quella referendaria sulla Costituzione. Lì ci sarà da combattere per impedirne la revisione. Penso anche che la legge elettorale (Italicum) sia sbagliata, la maggioranza uno la deve avere».
Per quanto riguarda i possibili effetti dell'uscita del Regno Unito dall’Ue, il sindacalista ritiene che «il mondo del lavoro aveva dei problemi anche con l'Inghilterra in Europa. Chi ha indetto quel referendum adesso si mangerà le dita, ma quel voto è indice che molte persone vivono male le politiche europee, per cui è tempo di cambiare politiche».
L’incontro è stato moderato da Paolo Griseri, della Repubblica. È intervenuto, oltre a Maurizio Landini, l’economista Emiliano Brancaccio, che sottolinea come il «referendum inglese imponga una riflessione. Per tanti anni abbiamo seguito l’indicazione dell’apertura dei mercati e di internazionalizzazione come progresso, l’indicazione europeista rappresentava quella giusta. Oggi abbiamo sensazioni diverse, lavoratori e lavoratrici che erano vicini al mondo operaio sono sedotti dalla sirena di un viscerale nazionalismo, che fa leva sulla paura dell’immigrazione. Mi spaventa l’idea che noi oggi rischiamo di accodarci ad una visione portata avanti da soggetti nemici del movimento operaio». Alla domanda su Brexit, Maurizio Landini spiega che avrebbe votato per rimanere. «Oggi se a un lavoratore chiedessi se è disponibile a fare un prestito come facemmo nel ’96 o ’97 per entrare in Europa ti correrebbe dietro. I contratti di lavoro non sono rinnovati,assistiamo alla privatizzazione dello stato sociale, siamo di fronte a politiche di austerità di Paesi di sinistra, come Italia e Francia. Il voto inglese non fa che rendere esplicito un problema, e il problema più grosso sarà per chi è fuori». (v.c.)
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