L’embargo alla Russia mette in grave crisi l’agroalimentare
I dati della Coldiretti regionale: persi 54,4 milioni in 2 anni. La situazione peggiora con l’aumento di falsi “made in Italy”
FERRARA. «La guerra commerciale con la Russia ha colpito duramente l'agroalimentare dell'Emilia Romagna che in due anni ha perso 54,4 milioni di Euro, passando dai 69,7 milioni di euro del 2013 ai 15,3 milioni di euro della fine del 2015».
I dati sono stati forniti da Coldiretti Emilia Romagna sulla base di rilevazioni Istat, in occasione della protesta degli agricoltori italiani che con i trattori sono scesi in piazza a Verona all'indomani della decisione del presidente russo, Vladimir Putin, di prolungare l'embargo imposto sui beni alimentari fino al 31 dicembre 2017.
Il taglio delle esportazioni agroalimentari a quasi due anni dall'avvio del blocco russo - afferma Coldiretti regionale - è dovuto al quasi completo azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi italiani che colpiscono in modo particolare l'Emilia Romagna. «Le tensioni commerciali con la Russia - spiega Coldiretti Emilia Romagna - hanno interrotto bruscamente una crescita travolgente delle esportazioni agroalimentari emiliano romagnole verso quel paese, che a partire dal 2005 erano praticamente raddoppiate in valore (+95,7 per cento tra 2005 e 2013)».
«A salire sul podio dei prodotti agroalimentari emiliano romagnoli più colpiti direttamente dall'embargo in termini di taglio in valore delle esportazioni - precisa Coldiretti regionale - sono nell'ordine l'ortofrutta, in particolare pere, pesche e nettarine, i prodotti lattiero-caseari, Parmigiano e Grana Padano in testa, e infine le carni e i salumi, con il Prosciutto di Parma tra i più colpiti».
«Lo stop alle importazioni agroalimentari dall'Italia - informa Coldiretti Emilia Romagna - ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti made in Italy taroccati, Parmesan al primo posto con il “Russkiy Parmesan”, mentre sono in fase di sviluppo nuovi grandi macelli per maiali per produrre salumi. A far proliferare la presenza di falsi made in Italy non è stata però solo l'industria russa, ma anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall'embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l'Argentina e il Brasile che hanno aumentato l'export di prodotti come il Parmesan o il Regianito di origine brasiliana o argentina. La manifestazione, alla quale hannno preso parte quasi 10.000 coltivatori, ha voluto porre l'attenzione in maniera decisa su una guerra commerciale che ha provocato danni pesantissimi all'economia e la perdita di numerosi posti di lavoro». Eloquenti sono stati gli striscioni che sono stati esposti nel corso della giornata, si andava da “No all'embargo russo”, a “Putin facciamo la pace”, fino a “La guerra fredda uccide il Made in Italy” fino anche ad un “Brexit più embargo = Italia in letarg”". A livello nazionale i numeri sono da capogiro: contraccolpo sull'export stimato in 600 milioni di euro nell'arco di due anni: tra i "top" le mele (-39,4 milioni di chili), kiwi (-29,9 milioni di chili), uva da tavola (-29,5 milioni di chili), pesche e nettarine (-14,2 milioni di chili), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-2,8 milioni di chili).
Andrea Tebaldi
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